3 marzo 2017

BONUS GAS 2017, LO SCONTO IN BOLLETTA PER FAMIGLIE BISOGNOSE come richiedere l'agevolazione, domanda al Caf, modulo su sito ministero e anci

Bonus Gas 2017 è un'agevolazione che va richiesta con modulo domanda, documenti e ISEE al Caf, come e quando fare richiesta scadenza, importi e requisiti

Il Bonus Gas 2017 è uno sconto o meglio una riduzione sulla bolletta riservata alle famiglie a basso reddito e numerose valido esclusivamente per il gas naturale distribuito a rete e quindi non per il gas in bombola o per il GPL. Il bonus gas insieme a quello della Luce ed energia Elettrica è stato introdotto dal Governo con il DM 28/12/2007 e reso operativo dall’Autorità per l’energia, con la collaborazione dei Comuni.

Bonus gas e luce 2017: aiuti alle famiglie

Il Bonus Gas 2017 e il Bonus Energia Elettrica 2017, sono due agevolazioni istituite dal Governo per venire incontro alle famiglie più bisognose, ciò significa che i cittadini aventi diritto a ricevere il bonus ottengono una riduzione, uno sconto direttamente sulle bollette del gas o della luce.

Tale bonus, è però riservato alle famiglie a basso reddito e numerose e vale esclusivamente per il gas metano distribuito a rete e non quindi, per il gas in bombola o per il GPL), per i consumi nell’abitazione di residenza.

Per maggiori informazioni vedi anche bonus famiglie 2017 a basso reddito.

Bonus Gas ISEE e requisiti:

I requisiti bonus gas, che i cittadini devono possedere per fruire dell'agevolazione sono:

Essere un Cliente domestico titolare di una utenza Gas naturale con un contratto di fornitura diretto o con un impianto condominiale
Avere un ISEE 2017 non superiore a 8.107,5 euro mentre per le famiglie numerose (con più di 3 figli a carico) il limite di reddito non deve superare i 20.000 euro.
Bonus per famiglie: Per presentare la domanda di bonus gas o luce, gli utenti devono utilizzare il nuovo ISEE 2017, ma cosa fare se non si dispone ancora dell'attestazione?

Nuove domande di bonus: è obbligatorio richiedere la DSU, Dichiarazione Unica Sostitutiva presso gli uffici INPS o anche online utilizzando il nuovo servizio ISEE INPS 2017 che rilasciano la certificazione entro circa 10 giorni, per cui il cittadino per fare la domanda del bonus deve attendere la suddetta DSU.

Bonus in scadenza ma senza ISEE? il cittadino non può presentare la domanda di rinnovo bonus gas fino a quando non avrà l'attestazione. Infatti, la possibilità di presentare la sola ricevuta di consegna DSU rilasciata dal CAF o dal Comune o dall'INPS, anche se non è indicato il valore ISEE, e il Modulo Abis rinnovo bonus senza ISEE o il Modulo Rbis in caso di rinnovo semplificato, non è più in vigore.

Dove fare la richiesta del bonus gas?

Per richiedere il Bonus Gas 2017, i cittadini devono presentarsi presso il Comune di residenza o Caf con l’attestazione ISEE e l’apposita modulistica da compilare per la domanda.

Pertanto, tutti i clienti domestici titolari di un contratto di fornitura Gas residenziale, possono presentare la domanda di Bonus Gas mediante la compilazione degli appositi moduli da consegnare al proprio Comune di residenza o presso i Centri di Assistenza Fiscale CAF.

I moduli sono reperibili sia presso i Comuni, sia sui siti internet dell’Autorità per l’energia o del Ministero dello Sviluppo Economico o Anci.

12 giugno 2016

L'assessore Bianchi incontra delegazione dell'Assia

Il gruppo in Emilia-Romagna per visita studio al nostro sistema sociale e di integrazione della disabilità.
Una delegazione tedesca della Regione dell’Assia è a Bologna da ieri e fino al 29 maggio per una visita di studio al sistema sociale dell’Emilia-Romagna e soprattutto in tema di disabilità, nell'ambito del rapporto di partenariato che da oltre 23 anni lega la Regione Emilia-Romagna alla Regione tedesca dell'Assia.

Il gruppo, composto da una parte dei ‘deputati' dell'Assemblea dell'LWV (Landeswohlfahrtsverband) Hessen, ossia il Consorzio per l'assistenza sociale volontaria delle Province e delle Città extracircondariali dell'Assia, cui competono per legge, in ambito territoriale, le funzioni relative all'integrazione dei disabili e all'integrazione dei disabili nel mondo del lavoro, ha incontrato oggi in Regione l’assessore regionale al Lavoro e al Coordinamento delle Politiche europee allo Sviluppo, Patrizio Bianchi, e il direttore generale delle Politiche per la salute e welfare, Kyriakoula Petropulacos.

L’assessore Bianchi ha illustrato le politiche di inclusione sociale portate avanti dalla Regione, e in particolare la legge per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. I rappresentanti della delegazione tedesca si sono detti molto interessati al sistema dell’Emilia-Romagna, che continua ad essere un punto di riferimento anche per regioni europee avanzate come l’Assia.

La delegazione ieri aveva visitato il “Centro di Lavoro Protetto dell'Opera Dell'Immacolata- Onlus" di Bologna, mentre questa mattina a Ferrara ha visitato il “Centro di Riabilitazione San Giorgio” e la “Città del Ragazzo”.
Fonte:www.formazionelavoro.regione.emilia-romagna.it

31 maggio 2016

Miss Abruzzo in visita al Parlamento Europeo

Bruxelles. Si è conclusa la visita al parlamento europeo della modella e Miss Abruzzo in carica Francesca Delle Monache, la 22enne di Pescara, laureanda in Giurisprudenza che ha colto di Miss Italia, Camillo Del Romano.


Hanno preso parte alla conferenza su ”Enogastronomia l’occasione per seguire l’organizzatore di eventi abruzzese, nonché collaboratore regionale” , toccando temi sul turismo ed eventi, organizzata all’interno del parlamento europeo dalla portavoce del M5S , l’europarlamentare abruzzese On. Daniela Aiuto, e nei vari dibattiti si è parlato anche di organizzazione di eventi culturali e moda legati al tema.

Era stato trasmesso evento in diretta streaming con canale web Micky2.0 unico pugliese.

Grande ovazione da parte dei partecipanti per le tre modelle abruzzesi al seguito, oltre alla Miss Abruzzo erano presenti Brenda Calibeo di Villamagna e Francesca Di Lello di Lanciano, per loro è stata una visita importante soprattutto per aver conosciuto da vicino i tanti sistemi e la funzionalità dell’organizzazione dell’Europarlamento .
Fonte:www.cityrumors.it

2 dicembre 2015

Comunicato Stampa Noi…. Artisti di Provincia

Tutte passa
 Natale a teatro con Noi…. Artisti di Provincia
Dopo l’esordio come autore dello scorso marzo, Salvatore Sassano torna in teatro con una nuova commedia in tre atti “Tutte passa” insieme agli storici componenti del Laboratorio Teatrale “Noi…Artisti di Provincia”.
Abbiamo chiesto all’autore di descrivere la sua nuova rappresentazione, ma siccome a lui non piace dare anticipazioni si è limitato a definirla: – Divertente, Irresistibile, Irriverente, Spericolata – e così ha solo acceso la nostra curiosità.
Due gli appuntamenti con il Laboratorio Teatrale “Noi…Artisti di Provincia”: Giovedì 17 e Venerdì 18 dicembre 2015 al Cine-teatro Palladino.

22 novembre 2015

Avviamento disabili: risarcimento del danno se il datore non assume

Il datore di lavoro del disabile che si sottrae all’obbligo di assunzione deve risarcire – anche in difetto di prova – il pregiudizio patrimoniale subito per l’intero periodo dal lavoratore. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 19609 del 17 settembre 2014.
Il datore di lavoro del disabile che si sottrae all’obbligo di assunzione deve risarcire – anche in difetto di prova – il pregiudizio patrimoniale subito per l’intero periodo dal lavoratore

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Roma, in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, condannava due soggetti, in solido, al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice disabile, commisurato alle retribuzioni maturate dal 29.12.1993 (sulla base della retribuzione mensile di euro 706,92) e sino alla sentenza di secondo grado, oltre accessori di legge, in relazione al pregiudizio sofferto dalla predetta per la mancata assunzione in seguito al provvedimento di avviamento obbligatorio al lavoro di invalidi in virtù di quanto previsto dalla legge n. 482/68.
Contro tale decisione proponevano ricorso i condannati, quali eredi del titolare della ditta datrice di lavoro, in particolare rilevando che, in relazione al risarcimento accordato quale conseguenza della accertata violazione delle norme in materia di assunzioni obbligatorie, il giudice del merito avrebbe dovuto valutare anche l’eventuale concorso del fatto colposo del creditore. In altri termini, la lavoratrice, in seguito alla mancata assunzione al lavoro quale invalido da parte della impresa, avrebbe dovuto richiedere di rimanere in graduatoria, dopo la cancellazione dalla stessa, per potere essere avviata ad altra occupazione presso diversa impresa, dovendo le conseguenze della sua colpevole inerzia rimanere a suo carico e non potendo a questi riconoscersi il risarcimento del danno per i danni che avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dalla società. Sul punto, ricordano gli Ermellini, per quanto di interesse in questa sede, che, con riferimento alla mancata richiesta di inserimento nella graduatoria per l’avviamento al lavoro dei disabili secondo la legge sulle assunzioni obbligatorie, sulla scorta dell’orientamento della giurisprudenza della stessa Corte, il datore, inadempiente all’obbligo di assunzione del lavoratore avviato ai sensi della legge menzionata, è tenuto a risarcire l’intero pregiudizio patrimoniale che il lavoratore abbia conseguenzialmente subito durante tutto il periodo in cui si è protratta l’inadempienza del datore medesimo, pregiudizio da determinare in concreto, senza bisogno di una specifica prova del lavoratore, sulla base del complesso delle utilità (salari e stipendi) che il lavoratore avrebbe potuto conseguire, ove fosse stato tempestivamente assunto, spettando al datore provare l’aliunde perceptum, oppure la negligenza del lavoratore nel cercare altra proficua occupazione.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 19609/2014

Fonte Qui: www.lavorofisco.it

11 agosto 2015

Discorso Del Cittadino Reginale Pugliese Mario Conca Girono 31/07/2015

Signor Presidente, colleghi consiglieri, assessori, cittadini, Presidente Emiliano, la Puglia intera in questo momento si sta ponendo una domanda. È una domanda che noi rivolgiamo a lei, Presidente. I pugliesi si stanno chiedendo se lei, in considerazione del mandato che ha ricevuto dagli elettori, delle promesse che ha fatto, del programma che ha presentato, sarà in grado di adempiere coerentemente e con tempi certi agli impegni che ha assunto. I tempi della politica non ci aiutano certamente e una pausa di trentadue giorni rimanderà i problemi della gente, che purtroppo vive una drammatica quotidianità. E allora non
perdiamoci in chiacchiere. Il primo problema in Puglia, in ogni possibile classifica, è la povertà. L’incidenza della povertà relativa raggiunge in Puglia il 28,2 per cento. Siamo la penultima regione più povera. Il tasso di disoccupazione è balzato nella nostra regione al 19,2 per cento, con il picco del 41,5 per cento di quella giovanile. La media della povertà nella nostra Puglia è praticamente doppia rispetto a quella nazionale. Siamo ben oltre la soglia di rischio economico, occupazionale e sociale. Occorre fare presto. Lei di questo avrà responsabilità e farà meglio ad occuparsene in fretta. A una coalizione che prende oltre il 40 per cento dei consensi si chiede di governare, quindi vi preghiamo di attivarvi immediatamente. Nel suo programma e nelle premessepromesse fa riferimento al reddito di dignità. Anche il Movimento 5 Stelle, come sa, propone in tutte le sedi un reddito di cittadinanza – o di dignità, che dir si voglia, cambiamogli il nome ma facciamolo – a tutti i cittadini e famiglie con ISEE non superiore ai 3.000 euro che accettino di iscriversi ai centri dell’impiego, che seguano corsi di formazione o aggiornamento e che siano disponibili a svolgere lavori di pubblica utilità, magari dando una mano ai Comuni e superando l’impassedei blocchi delle piante organiche. In questo modo si creerebbe uno strumento più ampio di inclusione sociale, che integri i cantieri e i lavori minimi di cittadinanza, strumenti già previsti dalla precedente Giunta, ma attualmente fermi. Non dimentichiamo un altro strumento, il baratto amministrativo, il baratto delle tasse per chi non riesce a pagarle, lavori di pubblica utilità in cambio di sconti sui tributi locali, ad esempio, dai rifiuti alla casa. Una via per combattere l’evasione e stimolare i cittadini a occuparsi della collettività. Signor Presidente, cerchi di essere da stimolo per gli Enti locali dando l’esempio, così magari si attiverà quel circolo virtuoso che renderà le nostre amministrazioni più vicine ai problemi della gente. I pugliesi hanno chiesto una virata, hanno espresso chiaramente la voglia di cambiare passo e di accelerare. Peccato che la metà di essi ha deciso di astenersi. Perché, allora, non cominciare da un tema fondamentale, un tema che non mancherà di far discutere, un tema che lei personalmente può affrontare, visto che ha mantenuto la delega assessorile? Il tema è la sanità, che ha impegnato l’83 per cento del bilancio 2014, in crescita del 4 per cento rispetto al 2013, quando aveva impegnato il 79 per cento, e verosimilmente, visti i costi esponenziali del pubblico, vedrà un impegno ancora maggiore nel 2015. La sanità: la causa di ogni momento difficile del governo di questa Regione, il muro contro cui si sono schiantate le ambizioni politiche di ogni tecnico. Negli ultimi decenni il focus delle amministrazioni è stato puntato quasi esclusivamente a obiettivi di caratterefinanziario, perdendo completamente di vista la mission principale: la salute dei cittadini, Presidente, non gli interessi delle lobbies o la spartizione delle poltrone. Ci si è concentrati su piani di riordino sanitari, costruendo, ristrutturando e demolendo, in un folle monta e smonta continuo che ha lasciato solo macerie, sia dal punto di vista gestionale che amministrativo e delle risorse umane e professionali, prescindendo dalle esigenze territoriali e dagli studi epidemiologici. La sanità privata spesso lascia al pubblico le cose più rognose e, con il sistema dei rimborsi, prende tutto il succo, la linfa. Poi succede che la “Mater Dei”, ad esempio, non assume personale e lavora a consulenza, magari diversamente dalla “Santa Maria”, che assume la gran parte del personale. Questa è concorrenza sleale, Presidente: sono privati, ma lavorano con soldi pubblici. Dobbiamo intervenire per evitare che si usi il Policlinico per le questioni più rognose. Poi succede che nel pronto soccorso del Policlinico, che ha migliaia di accessi giornalieri, il servizio di pulizia viene effettuato solo dalle 8 alle 14. Quindi, se nel pomeriggio arriva un tossicodipendente che vomita, uno che perde sangue e, magari, ha anche qualche malattia, si deve tamponare con lo Scottex − abbiamo ricevuto segnalazioni, per questo gliele cito – e aspettare il giorno dopo. Se il pronto soccorso ha un’operatività di ventiquattro ore al giorno, la pulizia deve essere assicurata sempre. Noi chiederemo, con un’interrogazione, il contratto di pulizia, perché ci pare strano che tale continuità non sia prevista a livello contrattuale. Ieri abbiamo parlato con il direttore generale dell’ASL di Taranto. Erano le 16.30 e a quell’ora la donna delle pulizie puliva la direzione generale. Questo non può succedere: i cittadini devono essere l’anello più forte e non il più debole della catena. Signor Presidente, credo che tutti i pugliesi abbiano sperimentato almeno una volta l’assurdità e la follia della lunghezza delle liste d’attesa, e io non faccio eccezione. Ho prenotato qualche settimana fa una visita urgente e me l’hanno fissata per agosto 2016. Se è urgente, non è possibile aspettare un anno. Dobbiamo trovare strumenti adeguati. Ci sono stati esempi virtuosi nella BAT, dove ad esempio sono state azzerate le liste d’attesa del reparto radiologico. Si chieda al direttore generale cos’era successo; non so poi per quale motivo l’esperienza è stata stoppata. A quel punto, è lecito il dubbio che si voglia ingolfare il pubblico per agevolare il privato. Se noi abbiamo strutture pubbliche, ab-biamo personale, abbiamo impianti e macchinari – magari ancora coperti dal cellophane – facendo una sorta di terrorismo li dobbiamo far lavorare. Qualcuno ci dovrà spiegare, infatti, come mai in una struttura privata si fanno venti esami al giornoe nel pubblico se ne fanno, magari, solo cinque. Cito numeri a caso, ma sono certo che non vi è la stessa rispondenza. Noi dobbiamo ottimizzare le risorse economiche partendo dalla risorsa più importante, quella umana. Verifichi, in qualità di assessore alla sanità, tutti questi dati, perché il risparmio parte da un’ottimizzazione di risorse umane ed economiche. È facile, quando si chiama un call center, essere rimandati all’ALPI, dove la prestazione è a pagamento. È necessario che il pubblico torni a fare quello che è giusto che faccia, cioè garantire ai cittadini servizi di qualità in tempi ragionevoli, altrimenti non ne usciamo più. Ho ricevuto molti messaggi al riguardo, ma ne cito uno sui diabetici che, fino a qualche tempo fa, avevano il day hospital e adesso li hanno costretti ad avere un day service. Il risultato è che per fare tutti gli esami di routine per malati cronici servono anche tre o quattro mesi e si devono girare diversi nosocomi per poter avere una diagnosi adeguata ai valori che risultano dalle analisi. Lei diceva che la sanità deve accudire il paziente. Il day hospitalvuol dire questo. I diabetici, che spesso sono ipovedenti, non possono guidare e, quanto ai mezzi pubblici, è un tema che affronterò dopo. È importante dare risposte e io le chiedo di prestare particolare attenzione a chi ne ha più bisogno. Non è colpa sua, Presidente. La malapolitica e la mala gestio vengono da lontano. Tanto è vero che sulla Statale 16 non c’è un ospedale, eppure doveva essere il luogo deputato per far arrivare le emergenze in maniera più sicura. L’ospedale della Murgia, a Gravina, da dove provengo, dopo vent’anni nasce vecchio. L’altro giorno è morto un ragazzo di 48 anni perché, in assenza dell’emodinamica, ci si è dovuti spostare verso Acquaviva. È morto in ambulanza. Parlo di un ospedale costato oltre 200 milioni che non ha l’emodinamica. C’è la pista dell’elicottero, ma mancano le autorizzazioni e non vi può atterrare nulla. Adesso forse arriverà la banca del sangue, ma non c’è personale, non ci sono le ambulanze. Il direttore Sansonetti deve fare miracoli basandosi su risorse che sono sempre limitate. È necessario un cambio di strategia, efficientando le strutture e accorpandole quando serve. Il day service– Edotto – è costato molti soldi, ma non funziona. Eppure Edotto è un sistema informatico che doveva aiutare la pubblica amministrazione a risparmiare. Se oggi vado al Policlinico di Bari al pronto soccorso per un mal di testa, stasera vado a Gravina e domani vado a Corato, gli ospedali non sono in rete. Magari può succedere che un paziente abbia un’emorragia interna e tre accessi al pronto soccorso possono far venire al medico il dubbio che sia opportuna una TAC. È importante che Edotto funzioni, perché comunque comporta un costo per l’ente Regione, dal momento che tutti gli anni qualcuno dovrà aggiornarlo e manutenerlo. La digitalizzazione dei referti è importante perché fa risparmiare; attraverso una chiavetta, come avviene in America, si potrebbero addirittura fare diagnosia distanza. Se qui è notte, un medico dell’India potrebbe farlo a basso costo. Per quanto riguarda le liste d’attesa, non ho capito perché in Trentino-Alto Adige, ad esempio, si possano fare visite specialistiche anche alle 22. Non è normale che una persona debba prendersi una giornata di ferie, dopo magari aver aspettato dieci mesi per la prenotazione, quando la visitapotrebbe svolgersi anche di sera. C’è il personale, c’è la struttura, quindi ci si organizzi; sipaghi lo straordinario – gli operatori lo accetterebbero volentieri – e con il ticketche comunque paghiamo si compenserà questa spesa. C’è tanto da dire. Per quanto riguarda l’ambiente, lei sa bene quante problematiche investano questo tema. Penso al consumo di suolo, al corretto uso delle risorse idriche, che oggi dovrebbe passare da ARIF, dai Consorzi di bonifica. Ho scoperto, peraltro, l’esistenza di un altro ente di irrigazione, ministeriale...

10 giugno 2015

Lira italiana: è ufficiale, da Gennaio 2016 sarà reintrodotta la valuta italiana rimossa nel 2002

Dopo 12 anni dalla scomparsa della valuta Italiana, che fu sostituita nel 2002 dall’euro, è ufficiale: dal 1 Gennaio 2016 sarà reintrodotta in Italia la Lira.
Saranno rimessi nel mercato gli ultimi tagli risalenti al 2002 sia per moneta che per carta:
Moneta ₤ : 1, 2, 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500, 1 000
Banconota ₤ : 1 000, 2 000, 5 000, 10 000, 50 000, 100 000, 500 000
L’euro rimarrà comunque valido finché l’Italia farà parte della Comunità Europea, il tasso di cambio sarà pari a 1 EUR = 1936,27 ITL e gli stipendi, le fatture, i prodotti alimentari e quelli di ogni altro bene riporteranno il doppio valore Lira/Euro
Breve Storia della Lira Italiana
L’introduzione della lira italiana va fatta risalire, come per il tricolore, al periodo napoleonico. Infatti, il tricolore venne adottato dalla Repubblica Cispadana nella prima campagna d’Italia(1796 – 1797). La lira, invece, venne adottata alla seconda campagna d’Italia con la ricostituzione della Repubblica Cisalpina come Repubblica Italiana (gennaio 1802), trasformatasi poi nel Regno d’Italia (marzo 1805).
Le prime emissioni dalle zecche di Milano, Bologna e Venezia si ebbero nel 1807, con monete da 40, 5 e 2 lire; l’anno successivo vennero coniate anche monete da 20 lire e da 1 lira, caratterizzata da un peso di 5 g ed un titolo d’argento di 900/1000. La lira napoleonica null’altro era se non la versione locale del franco francese, cui corrispondeva perfettamente per forma, peso e valore.
Dopo la fine del Regno d’Italia nel 1814, la lira rimase presente solo nel Ducato di Parma con l’introduzione della monetazione decimale da parte della duchessa Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, che emise tagli delle monete da 1, 2, 5, 20 e 40 lire, e nel Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele I.
Nel 1861, con la riunificazione dell’Italia sotto i Savoia, la lira torna ad essere la valuta italiana. Curiosamente la prima moneta espressamente denominata una lira italiana non era stata però emessa in territorio piemontese, bensì nel dicembre 1859 ad opera del Governo Provvisorio della Toscana. Dal 24 agosto 1862 la lira ebbe corso legale e sostituì tutte le altre monete circolanti nei vari stati pre-unitari: 1 lira da 5 g di argento al titolo 900/1000 corrispondeva a 0,29025 g d’oro fino oppure a 4,5 g d’argento fino (scesi a 4,459 nel 1863), cioè lo stesso valore della vecchia lira napoleonica e del contemporaneo franco francese, col quale la totale intercambiabilità permise la creazione dell’Unione monetaria latina.
A causa della crescita della spesa pubblica e per le necessità della terza guerra di indipendenza, nel 1866 fu stabilito il corso forzoso, che durò fino al 1881 (con effetto dal 1883). Già dalla fine del 1887 si dovette però sospendere di fatto la convertibilità dei biglietti, pur senza dichiararlo apertamente. Nel 1893 viene messa in liquidazione la Banca Romana e creata la Banca d’Italia, con una copertura aurea di almeno il 40% delle lire in circolazione.
Lo stesso Vittorio Emanuele III, che succedette sul trono d’Italia al padre Umberto I nel 1900, era appassionato di numismatica.
L’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale, con la conseguente penuria di metallo, fece ripristinare il corso forzoso, abolito nel 1909 e che durò fino al 1927, quando 1 lira corrispondeva a 0,07919 g di oro fino. L’obbligo della copertura in oro venne abolito nel 1935 e nel 1936 la valutazione venne portata a 0,04677 g.
La convertibilità venne ripristinata nel 1960 grazie all’ammissione al Fondo Monetario Internazionale, con una lira corrispondente a 0,00142 grammi d’oro o a 625 lire per dollaro.
 CR 10-GIU-15 20:45 NNNN