29 ottobre 2013

La Regione mette un freno alle salette da gioco

Quando il gioco ti entra in testa e 

in casa

Giorni contati per le sale gioco che si trovano entro i 500 metri da scuole, impianti sportivi e giovanili, e chiese. È quanto previsto dalla proposta di legge presentata in Consiglio regionale dai gruppi di Sinistra Ecologia Libertà (Sel) e La Puglia per Vendola. Il dispositivo ha trovato approvazione nella terza commissione regionale pugliese. La proposta prevede anche dei corsi di formazione per il personale impiegato nelle sale scommesse e dei test per valutare la dipendenza. Non manca il divieto di pubblicità per i locali adibiti a gioco.
Pesantissime le sanzioni. Fino a 10mila euro per chi non rispetterà quanto stabilito dalla proposta di Legge regionale.  L’iniziativa potrebbe, una volta terminato l’iter di approvazione, risultare un progetto di grande rilievo sociale considerato il costante aumento che il gioco, in particolar modo quello classificato d’azzardo, sta facendo registrare di anno in anno.  Impoverendo migliaia di famiglie.
Tant’è che la Fondazione antiusura della Puglia, ha comunicato che, nel 2012, sono stati consumati 3 miliardi 859 milioni di euro in gioco d’azzardo alle slot machine. Impressionante anche il dato per il gioco d’azzardo online, 700 milioni. La percentuale del Prodotto Interno Lordo (Pil) assorbito dal “vizio” è pari al 6,8 per cento del Pil regionale.  La spesa procapite attribuita per gioco d’azzardo nella regione Puglia è stata di 946. Quella reale si aggira ai 1120 euro.
Il consumo lordo  di Bari ammonta a 1 miliardo e 600 milioni; Lecce 679 milioni; Taranto consuma al gioco circa 618 milioni; Foggia 520 milioni e Brindisi 436.
Il dato del consumo di denari al gioco d’azzardo è in costante e preoccupante crescita. Nel 2011 il consumo lordo in Puglia era stato di 3 miliardi 779 milioni. Nel 2012 l’incremento, nonostante la grave crisi economica nella quale versa l’intero Paese, è stato di 100 milioni di euro.
La proposta dei gruppi regionali Sel e La Puglia per Vendola potrebbe mettere un freno allo smodato consumo di denari in gioco d’azzardo, almeno in Puglia.
michelegemma.com

27 ottobre 2013

RESOCONTO BICICLETTATA: I COMPARTI FANTASMA

LE OPERE DI URBANIZZAZIONE (CHE NON CI SONO) E LA SAN GIOVANNI ROTONDO NEL DEGRADO PIù ASSOLUTO.
Il risultato della giornata in bicicletta organizzata il 29 Settembre 2013 dagli attivisti del Movimento 5 Stelle di San Giovanni Rotondo è l’ennesima presa di coscienza di un paese disorganizzato e che è ormai una discarica a cielo aperto.
Abbiamo fatto visita ai comparti edificati e in corso di edificazione presenti nelle zone limitrofe del paese riscontrando lo stato fatiscente e il degrado, visibile da tutti, causato dalla totale mancanza di opere di urbanizzazione.
I controlli dell’Amministrazione Comunale, garante dell’igiene e della pubblica incolumità dei suoi cittadini, qui sono totalmente assenti. Discariche a cielo aperto, rifiuti dell’edilizia in ogni angolo e opere di urbanizzazione totalmente inesistenti.
In bicicletta abbiamo avuto l’opportunità di parlare con chi vive questi disagi in prima persona. La gente è arrabbiata di vivere in questo stato di sporcizia e di degrado, soprattutto chi ha versato di propria tasca gli oneri di urbanizzazione e pagato un sacco di soldi per realizzare la propria casa.
Il degrado in tantissimi quartieri e lo spettacolo che forniamo ai turisti è desolante.
Via Fiorello la Guardia  
Via Fiorello la Guardia
Parco completamente distrutto e abbandonato: nessun controllo per evitare il vandalismo, mancata denuncia e quindi è un posto ignorato dalla gente. I cittadini ci dicono: “Solo una volta hanno annacquato gli alberi (effettivamente ne sono rimasti pochi)”, “Qui è almeno un anno che non puliscono”.
Però i soldi qualcuno li ha presi, che fine hanno fatto?
Dove sono gli spazi verdi di progetto?

Contrada Pozzocavo I Strada
Alcune cose sono davvero assurde: strada chiusa, senza nessuna segnaletica stradale, affianco la S.P. 45 bis!
Sarà un parcheggio privato?Laughing
Contrada Pozzocavo I Strada 


Contrada Pozzocavo II Strada
Il materiale di scavo per legge può sostare in cantiere per non più di un anno e la vigilanza spetta al Comune. Questi sono tutti quei detriti che ci ritroviamo poi in paese durante le forti precipitazioni atmosferiche.
Contrada Pozzocavo II Strada
 Contrada Pozzocavo-Viale Aldo Moro
Un altro parco che è rimasto sulla carta.
Qui inizialmente doveva passare il vialone che scende dal santuario di San Pio ma non è andata così… Gli abitanti ci suggeriscono che sarebbe stato meglio lasciare al privato lo spazio destinato al parco, dividendolo per abitazione e vincolando però a uso pubblico.

Contrada Pozzocavo-Viale Aldo Moro

Via A. Moro altezza Imperium: a ridosso di una via così importante si notano parecchi cumuli che sono pronti a invadere le arterie stradali alla prima pioggia.
Ancora cumuli di scarto in zona Eurospin/Conad.
Quartiere dietro il distributore Q8: quando qualcuno abusa del suo potere, può capitare di assistere a nuove architetture…
Zona Cavallo Stallone: in un ipotetico parco si allestiscono improvvisate fanoje dove si bruciano anche resti pericolosi.
Via Sandro Pertini: una piccola discarica a cielo aperto.
Via S. Pertini
Scavi senza fine dove il Comune ha già speso soldi per asfaltare la strada. La strada è nuovamente da rifare. Ma una progettazione totale dell’impiantistica prevista è possibile in questo paese?!
Cavallo Stallone (nelle vicinanze di via Mascagni)
Sotto questa montagna di detriti è nascosto, a pochi centimetri, un tubo di gas metano. I cittadini hanno segnalato più volte il problema visto il pericolo di mezzi che circolano o lavorano in prossimità.
Dopo questa biciclettata e le foto mostrate è doveroso chiedere all’Amministrazione Comunale e ai dirigenti comunali preposti una serie di quesiti.
  1. Vengono controllate le fideiussioni che devono essere pari all’importo delle opere da compiere?
  2. Dopo il termine di 5 anni, se le opere non sono concluse, il Comune termina le opere di urbanizzazione?
  3. Perché il cittadino non viene tutelato (vie impraticabili specie nei mesi piovosi, servizi assenti in alcuni edifici, pericoli vari per la mancanza di illuminazione pubblica, segnaletica, forze dell’ordine, rivalsa dei costi delle ditte appaltatrici, ecc.) ?
I cittadini hanno il diritto di sapere e di essere informati.
L’informazione e la conoscenza rendono il cittadino libero di decidere.

Attendiamo risposte.

Casa Sollievo adotta bimba di 6 anni

Ospedale Di Padre Pio
Bambina di sei anni affetta da una malattia rarissima, la sindrome di Bruck, che la costringe ad essere collegata ad un respiratore in modo permanente e a non camminare, è stata adottata dall’ospedale di San Giovanni Rotondo, “Casa Sollievo della Sofferenza“, l’opera di Padre Pio. 
Il Tribunale di Bari, in maniera formale, ha accolto la richiesta presentata dai servizi sociali del Comune pugliese di provenienza e dello stesso nosocomio garganico per l’affidamento.
La bambina attualmente è ricoverata nel reparto di Rianimazione diretto dal primario Giuseppe Melchionda.
L’istanza è stata presentata a seguito dell’abbandono di fatto da parte dei genitori per problemi all’interno del nucleo familiare. Con l’accoglimento, il primario della rianimazione, Giuseppe Melchionda, diventa tutore e affidatario della piccola che è comunque assistita da tante persone e dalle suore.

San Giovanni, congresso Pd: dietrofront di Marino «Mi ritiro per un bene superiore, il mio partito»

Antonio Marino
Alla fine ha mollato. Si è ritirato o è stato costretto a farlo per mancanza di numeri e di disponibilità “autorevoli”. Antonio Marino, l’outsider che aveva ufficializzato la sua candidatura a segretario sezionale del Partito Democratico attraverso il blog “Bersaglio Mobile”, ha inserito la retromarcia. Dietrofront.
L’elezione a segretario cittadino, a San Giovanni Rotondo, sarà poco più che una formalità. Una sola lista con un solo candidato: Matteo Masciale. L’uomo che ha saputo mettere d’accordo tutte le variegate anime dell’apparato. Renziani, cuperliani, civatiani, pittelliani, campiani (i seguaci di Paolo Campo), gentiliani (i fedelissimi di Elena Gentile) e bordiani (in riferimento al parlamentare Michele Bordo). Tutti concordi nel sostenere la candidatura di Masciale.
In pratica, il giovane imprenditore sangiovannese, in un sol colpo e ancor prima di ricevere l’investitura politica a segretario, è riuscito nell’impresa di rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle democratico. Operazione chirurgica tentata da molti, fallita da tutti! Compreso il suo predecessore e maggior sponsor congressuale Salvatore Mangiacotti.
L’incastro, il mettere d’accordo tutti sulle proprie posizioni, sarà consacrato anche per la scelta del segretario provinciale? I risultati che verranno fuori dall’urna (sic!) ci daranno la giusta risposta. Per i due contendenti (Michelangelo Lombardi e Raffaele Piemontese) la poltrona di via Taranto, a Foggia, il risultato di San Giovanni Rotondo potrebbe essere decisivo per l’assegnazione dei delegati che andranno ad eleggere il futuro “capo” democratico di Capitanata.
Torniamo a “l’uomo di nessuno” (come lui stesso si è definito), ad Antonio Marino. L’ormai ex vice segretario di San Giovanni Rotondo ha tenuto la posizione, quella della presentazione della propria candidatura, sino alle 21 di ieri sera. Poi è crollato. Non ha avuto o potuto andare avanti per la strada che lo stesso Marino aveva indicato nel suo proclama e nei tanti manifesti affissi nelle strade cittadine. La sua candidatura, seppur velleitaria (la quasi totalità delle azioni-tessere del partito da tempo sono destinate a Masciale), pareva aver sfregiato la volontà dei maggiorenti democratici sangiovannesi. Ma, alla fine, ha dovuto farsi da parte. Indiscrezioni parlano di un «pressing asfissiante» da parte dei suoi compagni di partito per ritirare la propria candidatura. «È il momento dell’unità» avrebbero detto tutti. Intesa che potrebbe essere premiata con una visibilità, magari con la carica di vice segretario, a livello provinciale di un rappresentante del circolo del centro garganico.
Marino ha avuto coraggio. Forse tardivo. Ha osato sfidare l’apparato democratico locale e provinciale. La conseguenza è stata l’isolamento.
Oggi non si celebrerà un congresso con diverse mozioni. Ci sarà una ratifica da parte degli organi partitici preposti che ufficializzeranno il passaggio di consegne da Mangiacotti a Masciale. Con buona pace di tutti.
In merito alla segreteria provinciale la partita è ancora aperta.
L’intervento di Marino al congresso cittadino del Pd di San Giovanni Rotondo:
«Sono provato, non è stata una scelta facile la mia, ho vissuto un momento difficilissimo, drammatico per certi versi. Sono arrivato pronto. La candidatura, il direttivo, i bolli… Ho provato a forzare quella serratura per aprire un dibattito interno che potesse essere costruttivo, che potesse far rinascere lo spirito democratico e aperto del Partito. Purtroppo devo constatare che chi doveva cogliere questa opportunità non ha saputo coglierla. Mi devo ritirare per un bene superiore! Il mio ritiro però non è frutto di accordo su incarichi o posizionamenti. Non ho condiviso e non condivido il percorso che ha portato alla scelta di un candidato unico. Oggi però devo constatare la ritrovata unità del Partito. Rivedo Giuliani, Maria Elena, Di Giorgio e non può che farmi piacere. Una cosa che da tanto tempo non si vedeva. La mia candidatura solitaria (perchè sono SOLO) oggi avrebbe come unico risultato quello di fare da sponda a chi questo Partito lo vuole demolire. Non voglio essere strumentalizzato da nessuno e non posso permettere che la mia azione abbia l’unico risultato di causare danni al Partito che ho contribuito a costruire con grandi sacrifici. Non è questo il mio obiettivo. In una mia  remota, improbabile, lontanissima possibilità che di vittoria non avrei avuto una Direzione autorevole. Faccio una scelta di responsabilità. Ora preferisco prendermi un periodo di riflessione, senza però farmi da parte. Il Partito deve uscire da questo congresso più forte e voglio sperare che gli organi provinciali diano un ruolo autorevole al nostro Circolo».

24 ottobre 2013

PARLIAMO SI SCUOLA PUBBLICA. IL 26/10 INCONTRO CON GIUSEPPE BRESCIA

Una recente indagine OCSE pone l’Italia in fondo alla classifica per competenze alfabetiche e matematiche. Curiosamente, tutti gli indicatori economici vedono l’Italia in altrettanta “invidiabile” posizione.
E’ evidente che ci sia una correlazione diretta tra il livello della nostra istruzione e la situazione del nostro paese.
Pure un cieco se ne accorgerebbe, eppure (!) incredibilmente continuano a tagliare risorse.
Analizzando la spesa pubblica pro-capite nella scuola, il dato è inequivocabile: Italia tra le ultime in Europa.
Quello che è più grave è che spesso questi tagli avvengano senza coinvolgere gli attori principali dell’istruzione, quelli che noi amiamo definire “i custodi del nostro futuro”, cioè i Professori!
E’ per questo che noi attivisti del MoVimento 5 Stelle di San Giovanni Rotondo abbiamo deciso di organizzare un incontro pubblico, alla presenza del cittadino deputato Giuseppe Brescia (componente della VII commissione parlamentare Cultura, Scienza e Istruzione), per discutere ed elaborare proposte concrete sul tema della scuola pubblica, sia di livello locale che nazionale.
Il nostro invito è rivolto ai Professori, Presidi, Operatori Scolastici ed i Cittadini tutti.
L’incontrò si svolgerà presso il Bar Pasteus di San Giovanni Rotondo, Sabato 26 Ottobre a partire dalle 18.30.
Contiamo sulla vostra presenza e sulle vostre idee!
Gli attivisti di San Giovanni Rotondo 5 Stellewww.sgr5stelle.it
PS non è il solito convegno per fare due chiacchiere e raccogliere improbabili consensi.
L’obiettivo è definire una o più proposte che il deputato si impegnerà a portare in Parlamento.
Perciò, partecipate! :-)

20 ottobre 2013

Da domani la web tv canale telematico tv micki andare a tramesere eventi a 5 stelle

Il tutto accessibile sia dalla home page di chat5stelle.it (che sarà ovviamente modificata con l’elenco di tutte le socialwebtv attive) ma soprattutto la possibilità di inserire il bottone che apre la social web tv direttamente nel proprio sito con un semplice codice html da incollare.
Anche Tv Micki  tramesera eventi a 5 stelle.

La Riccia (Attivista M5S) : “Cari partiti, il vostro Truman Show sta per finire”

La maggior parte dei Comuni Italiani e sull’orlo del dissesto finanziario…
stanno saltando i bilanci di Enti Locali e Municipalizzate , come tappi di champagne .
Volete scommettere che la colpa non e di nessuno ?
Non e del PDL che ha Governato.
non e del PD che gli ha fatto sempre da sponda in tutti questi anni, la colpa non e’ neanche dei Moderati cattolici che erano i coinvitati di pietra come Testimoni di nozze da oltre 30 anni.
L’unica cosa sicura che in tutti questi anni per la gente non si e fatto una mazza, mentre si e fatto tutto per gli amici e parenti .
Lottizzazioni, favori agli amici che portano voti, incarichi di tutti i tipi , specie quelli dati agli Avvocati, favori ed elargizione di denaro anche ai dipendenti pubblici ,insomma una piccola babele frutto di un meccanismo contorto al solo fine di mantenere il consenso e autoperpetuarsi.
Ora vorrebbero come al sempre fare il balletto delle responsabilita’ nascondendo i loro nomi dietro i simboli di partito.
Mi chiedo come facciano i cittadini onesti a vivere e sopportare tutto questo schifo, poi ci penso meglio e mi rendo conto che anch’io vivo in un territorio ad altissima densità clientelare e ci vivo malissimo perché i delinquenti bastardi che rendono la mia vita difficile mi passano di fianco ogni giorno e ridono di me e di tutti coloro che hanno creduto nei valori del vivere secondo una precisa etica morale.
I tori guadagnano, gli orsi guadagnano e i maiali vengono sgozzati!
Ecco noi cittadini vorremmo sapere CHI PAGHERA’ per diventare sempre piu’ tori e meno maiali.
Peccato che il vostro Trumam Show stia per finire.
Luigi La Riccia
Attivista M5S

18 ottobre 2013

Scuola Forgione, finanziamento da 600mila euro Francesco Urbano: dipendente pubblico modello


I dipendenti pubblici ci sono! E quando lavorano fanno la differenza per l’Ente di appartenenza e per la collettività. Anche se, purtroppo, sono ancora pochi quelli che riescono a dare un valore aggiunto alla Pubblica Amministrazione. Francesco Urbano, capo ufficio “Gare e Appalti” del Comune di San Giovanni Rotondo, è uno di quei rari esempi di “attaccamento ai propri doveri”. È notizia di qualche giorno fa che San Giovanni Rotondo ha ottenuto un finanziamento di 480milaeuro per la ristrutturazione della scuola elementare  “Francesco Forgione” facente parte dell’istituto comprensivo “Pascoli-Forgione”.
Un obiettivo prezioso, quello del finanziamento, considerato lo stato di “poca cura” nel quale versano la maggior parte delle scuole, di ogni ordine e grado, della città di san Pio. Ancor più di valore se teniamo conto della difficile situazione economica-finanziaria che sta mettendo a dura prova i bilanci degl’Enti Locali. Rintracciare le offerte dei “Bandi Pubblici” sovraterritoriali (regionali, nazionali ed europei) è una delle poche opportunità, forse l’unica, che i Comuni hanno per realizzare opere (come i lavori per le scuole) di primaria importanza.
L’importo totale del progetto esecutivo che riguarderà la scuola Forgione è di 600mila euro. L’80 per cento (480mila euro il restante 20 per cento, 120mila euro, sono a carico del Comune) sarà finanziato dalla Regione Puglia grazie alla Legge del 9 agosto 2013 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia) che ha autorizzato la spesa complessiva di 150 milioni di euro suddivisa a livello regionale. In virtù di tale ripartizione alla Regione Puglia sono stati assegnati 12 milioni di euro. Lo stesso governo regionale pugliese (delibera di Giunta 1607 del 3 settembre) ha approvato i criteri generali di valutazione-selezione e modalità per presentazione dei progetti fissando la scadenza del bando al 15 settembre. Tempi brevi. Poco più di dieci giorni lavorativi, esiguità di personale a disposizione, per espletare tutte le attività amministrative utili alla partecipazione al bando, compreso progetto e trasmissione di atti.
La caparbietà e la professionalità del dipendente comunale, Francesco Urbano, ha consentito non solo di rispettare i termini di consegna ma anche di risultare uno dei 30 progetti ammessi a finanziamento. Su una graduatoria di 125 progetti ammissibili. Collocando il Comune di San Giovanni Rotondo al 29esimo posto, unico comune della provincia di Foggia ad aver visto finanziato il progetto presentato.
Di solito siamo prontissimi a chiedere la testa di quei “dipendenti pubblici fannulloni”, criticandoli e disapprovando il loro atteggiamento inerte e passivo. Innanzi a modelli come quello di Francesco Urbano dovremmo essere altrettanto pronti a chiedere, a chi di competenza, la promozione.
Una promozione meritata sul campo!

Legge "Taglia ulivi" in Puglia contro un patrimonio di tutti

"Il paesaggio della Puglia costituisce un unicum irripetibile per cui a nulla valgono gli espianti che deturpano irrimediabilmente l'aspetto naturalistico dei luoghi". A dichiararlo non la solita associazione ambientalista che ha a cuore la natura, bensì il Consiglio di Stato, rigettando l'ipotesi di espianto di alberi d'ulivo plurisecolari e millenari per far posto a cemento e mattoni. 
Con questo presupposto, che riprende i dettami della Convenzione Europea sul Paesaggio nonché le ultime normative nazionali in materia, il MoVimento 5 Stelle ha presentato alla Camera dei Deputati una interrogazione scritta per far luce sulle contraddizioni delle modifiche "taglia ulivi" apportate dalla Giunta Vendola, in due tranche, alla Legge Regionale 14/2007.
Nonostante la legge nazionale 10/2013 che tutela e valorizza le alberate di pregio e gli alberi monumentali, infatti, la Puglia da regione all'avanguardia ha smentito se stessa facendo decadere, tramite un intricato percorso burocratico, i vincoli di tutela nel caso di piani attuativi di strumenti urbanistici generali sia precedenti (in un primo momento) sia postumi alla legge del 2007 (in questo caso grazie ad un emendamento dello scorso luglio).
Il nostro obiettivo è quello dei cittadini di tutta la Puglia indignati ed esterrefatti di un così plateale passo indietro della Giunta Vendola sul sostegno e la valorizzazione del nostro eccezionale paesaggio: un paesaggio che non deve essere vissuto passivamente ma che deve divenire un punto di partenza per evolversi nel fulcro della nostra economia. Turismo ed agricoltura si nutrono di paesaggio e le modifiche apportate alla legge regionale di tutela degli ulivi plurisecolari e monumentali collidono completamente con questa visione.
Ma se da un lato la Presidenza del Consiglio dei Ministri non ha accolto l'istanza di impugnazione delle modifiche alla legge regionale, mancano tuttora le risposte a quel sostegno promesso e mai realizzato concretamente di cui gli agricoltori e tutti i cittadini avrebbero bisogno per portare avanti quella valorizzazione del paesaggio sinonimo di impresa, sviluppo e cultura.

NON SARO’ LORO COMPLICE

Cari amici,
le ultime notizie che mi giungono prevedono grossi tagli per i disabili in arrivo sulla legge di stabilità.
E’ intollerabile e inaccettabile!
Ieri sera, il Ministro Lorenzin, in un incontro con la Commissione Affari Sociali e Sanità, ci ha garantito, a noi parlamentari, che neanche un euro sarebbe mancato sulla spesa sanitaria. Non riesco a capire che sta succedendo. La legge è ancora al vaglio del Governo e nessuno di noi parlamentari ne ha copia, ma mi sto preoccupando a seguito delle dichiarazioni del responsabile nazionale del Sociale per il PD, Cecilia Carmassi, che vado qui ad allegarvi:
(DIRE) Roma, 17 ott. – “Credevamo fosse un falso allarme, ma se il governo pensa di fare cassa sui disabili ha proprio sbagliato mira. La scelta e’ sinceramente incomprensibile: l’indennita’ di accompagnamento e’ l’unica misura universale che lo Stato garantisce a persone non autosufficienti e che necessitano di assistenza continuativa”. Lo dice Cecilia Carmassi, responsabile Lavoro e Politiche Sociali del Pd, che prosegue: “Questo non copre nemmeno un quarto delle spese che le famiglie devono affrontare per assicurare l’assistenza e cio’ equivale a dire che, gia’ ora, i familiari compartecipano alla spesa per almeno tre quarti della stessa. È l’unico livello essenziale dedicato alla disabilita’ grave e in nessuno dei grandi Paesi europei analoghe misure sono sottoposte a soglie di reddito. Il governo quando ha proposto il nuovo ISEE, che contabilizza anche queste provvidenze, aveva garantito che non avrebbe esteso il campo di applicazione. Oggi pare voglia venir meno alla parola data. Non si comprende, inoltre, perche’ una persona con disabilita’ debba considerarsi ricca gia’ a partire da un reddito di sessantamila euro, mentre un pensionato d’oro e in piena salute non possa essere chiamato a contribuire al di sotto dei centomila”. Per il Pd “sono misure inaccettabili e incomprensibili per le quali chiediamo al governo di fare marcia indietro: si abbia il coraggio, al contrario, di investire sull’emersione del lavoro nero che riguarda assistenza e cura, prevedendo detrazioni sostanziali almeno nei casi di non autosufficienza o disabilita’ grave, per chi assume un assistente o acquista ore di assistenza domiciliari. Scopriremo un bacino occupazionale importante oltre al sollievo per le molte famiglie, troppo sole di fronte al dramma”.
Questa volta, se così è, non la passeranno liscia, nè i miei amici, nè tanto meno i miei nemici del Governo.
Comincerò uno sciopero della fame che dovrà essere una battaglia garante del rispetto dei diritti umani. La sottosegretaria Guerra aveva assicurato che il calcolo ISEE per i disabili non avrebbe fatto figli e figliastri, ma se vengono messe in discussione le indennità di accompagnamento, che non garantiscono a nessun diversamente abile la propria sopravvivenza, sono costretta a fare una lotta senza tregua, non sarò loro complice.
Se lo sciopero della fame non bastasse sono pronta a dimettermi, ma non tollero e non farò parte di un gioco al macello.
Spero di sbagliarmi, ma non vorrei che ci facessero un tranello utilizzando la differenza tra welfare e sanità, visto che fino ad ora gli è sempre stato più facile considerarci “malati” piuttosto che persone con difficoltà.
Pubblicherò a breve in questa sezione la mia dichiarazioni pubblica che ho rilasciato alle agenzie stampa.

Ileana Argentin

LEGGE STABILITA’. ARGENTIN: NO TAGLI DISABILITÀ O SCIOPERO FAME

(DIRE) Roma, 17 ott. – “Appena avro’ in mano la legge, se saranno confermati i pesanti tagli alla disabilita’, iniziero’ uno sciopero della fame. Non sono qui a scaldare una poltrona ne’ a tenere il gioco al Governo delle larghe intese. Il testo e’ ancora in discussione, ma e’ bene che sappiano che non tollereremo nemmeno 50 centesimi in meno su quello che e’ gia’ nulla…”. Cosi’ la deputata del Pd, Ileana Argentin. “Ieri sera c’era stato un incontro con il ministro Beatrice Lorenzin- continua- e la commissione Affari sociali, dove ci e’ stato detto che non era stato tolto nemmeno un euro alla sanita’. Pur stimando profondamente il premier Enrico Letta, stavolta andro’ fino in fondo. Non e’ possibile che a volte siamo dei malati e altre dei cittadini comuni. Penalizzati e derisi. L’handicap e’ uno status di vita, si chiarissero le idee perche’ ci sono troppe disattenzioni”.

17 ottobre 2013

Attacchi attivisti del Movimento Cittadini Per Icittadini

Oggi alle 23.50 arriva attacchi sul fb da parte un' persona che si chiama Charlie Richeter detto Vittorio.
Non vero niente o lui vai mangiare con soldi della povera gente i vado pagare il condo per fatti suo non chiedo manche un' euro a nessuno a sempre lavoro per bene.

Servizi Sociali, San Giovanni adesso ci prova

Il Comune di San Pio vuole “accaparrarsi” la cassa. Ed Elena Gentile invia l’ultimatum a San Marco. Anche l’endorsement di Angelo Cera ormai ne è convinto: la “caccia alle streghe” contro l’Ufficio di Piano dei Servizi Sociali “probabilmente è stato un errore che pagheremo a caro prezzo. Anche se le valutazioni – dicono – vanno fatte alla fine”. E l’ammanco di cassa di 5 milioni di euro ha poi fatto il resto, tanto da causare una crisi di nervi nei comuni dell’Ambito Territoriale che vede San Marco in Lamis comune capofila.
L’unica soluzione per fare uscire la questione dal pantano è spostare la cassa, e quindi l’Ufficio di Piano, a San Giovanni Rotondo. A chiederlo è l’assessore Michele Di Maggio, delegato ai Servizi Sociali del comune di San Pio, ormai stanco dei continui rinvii di Raffaele Fino, “che danneggiano anche gli altri comuni”. Il vicesindaco di San Marco in Lamis, in una riunione dei Sindaci dell’Ambito tenutasi qualche giorno fa, avrebbe promesso lo sblocco delle somme necessarie per dare il via ad alcuni progetti attesi da tempo.
Di Maggio (ex Udc ma da tempo marchiato Udcap), non ne fa una questione politica né tantomeno di campanile, e questa volta, forte del consenso dei consiglieri comunali dell’UDC (“le necessità dei più bisognosi non hanno colore politico”) ha mosso i primi passi per “accaparrarsi” la cassa “perché è impensabile – ha sostenuto Di Maggio – lasciare nelle mani di San Marco il terzo Piano di Zona se non si è riusciti a portare a termine i progetti contenuti nel secondo”.
E a dar manforte alle tesi di Di Maggio ci ha pensato la dott.ssa Viviana Saponiere, delegata ai Servizi Sociali di Rignano Garganico, che in una riunione del coordinamento di ieri ha verbalizzato la sua richiesta, ossia “di una seria e attenta valutazione circa lo spostamento della cassa  e del comune capofila verso il Comune di San Giovanni Rotondo. Poiché, finora – spiega Saponiere – non è stato erogato nessun servizio per gli utenti a causa dello stallo del comune capofila. Un rilancio dell’Ufficio di Piano – argomenta – si può avere solamente spostando la regia verso un comune che abbia più capacita economica”.
Una situazione non più tollerabile, per la collaboratrice di Vito Di Carlo, dopo aver visto da vicino per oltre un anno e mezzo la realtà dell’Ambito Territoriale che giace in una condizione veramente disastrosa. “Per quanto San Marco garantisca che i fondi sono bloccati all’Ufficio, questo ormai non viene più considerata una certezza. L’unica certezza è che mancano 5 milioni di euro” ormai certificati anche dalla Regione Puglia. E proprio per questo pesante rilievo, messo nero su bianco dall’assessorato regionale al Welfare guidato da Elena Gentile, che alcuni servizi non potranno più essere attivati. A danno dei cittadini dei quattro comuni beffati dagli alchimisti contabili sammarchesi.
Anche Saponiere lo ribadisce con forza: “non è una questione politica ma – tale posizione, evidenzia – è dettata esclusivamente per garantire tutte quelle agevolazioni nei confronti dei più deboli, della povera gente, degli anziani, che l’Ufficio di Piano è chiamato ad erogare”.
Di questo si parlerà nella prossima Conferenza di Servizi cui parteciperanno nuovamente i quattro sindaci dei Comuni interessati. E dove ancora una volta Raffaele Fino potrebbe implorare la grazia affinché la cassa resti a San Marco. Altrimenti “valuteremo il da farsi”. Un fallimento in piena regola. E non solo sotto l’aspetto economico. Ma Raffaele Fino – anche lui raggiunto al telefono da sanmarcoinlamis.eu – preferisce mantenere un profilo basso e defilato, forse proprio per non compromettere ulteriormente la situazione: “Mi affido al senso di responsabilità dei rappresentanti del territorio, perché altrimenti sarebbe una ferita che alla lunga ricadrebbe anche nei buoni rapporti fra i comuni interessati”.
Intanto “da qualche ora – rende noto Angelo Cera in un comunicato stampa appena arrivato in redazione – con una lettera inviata ai comuni dell’Ambito, l’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Puglia, ha confermato la “distrazione” dei fondi perpetrata ai danni del Piano Sociale di Zona, invitando, tra l’altro, a ripristinare la cassa per non bloccare ulteriori incentivi destinati alle politiche sociali . Per la gestione errata dei soldi destinati al sociale, situazione creata dall’ex amministrazione Lombardi, potrebbero rimanere al palo i comuni di San Giovanni Rotondo, Sannicandro G.co e Rignano G.co, oltre ovviamente a San Marco in Lamis – afferma Cera. “Cinque milioni di euro distratti dal Piano Sociale di Zona e usati come una sorta di bancomat. Un’azione che sta mettendo a dura prova gli equilibri economici e finanziari dell’Ente e che rischia di farlo scivolare nel baratro della bancarotta. Fin dal mio insediamento a Sindaco della Città, ho subito denunciato, agli Organi Competenti, la situazione in cui versavano le casse dell’Ambito e del Comune. Difatti ci siamo subito preoccupati di ripristinare parte del fondo dell’Ambito Sociale di Zona, con quelle poche entrate, che un Comune come San Marco può avere. Credo, tra l’altro, che l’azione di ripristino stia continuando anche ora!”. E conclude: “Mi auguro, dopo la Corte dei Conti e la Regione Puglia, che gli Organi Competenti come la Magistratura, la Guardia di Finanza e i Carabinieri, giungano subito ad una conclusione, facendo venire tutti i nodi al pettine e individuando i responsabili. Non è giusto che altre amministrazioni e i cittadini, debbano pagare per gli errori altrui”.

16 ottobre 2013

Piano Sociale di Zona: Regione blocca 800mila euro San Giovanni Rotondo si candida “Comune capofila”

«La documentazione probante dei procedimenti non risulta trasmessa ai competenti uffici regionali»
«Comunicazione inerente la sospensione del trasferimento delle maggiori risorse finanziarie a copertura della riprogrammazione del secondo Piano sociale di Zona per il 2013 per effetto di inerzia amministrativa». È l’oggetto della missiva 3598 del 16 ottobre inviata dalla Regione Puglia ai sindaci dei quattro Comuni che compongono il Piano: San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico e San Nicandro Garganico. La somma sospesa dagli uffici regionali è cospicua: 818mila euro.
Ripartiti in quattro voci: 188mila 289 euro, Fondo regionale globale socio-assistenziale (FGSA) 2012; 149mila 910 euro, Fondo per la non autosufficienza (FNA) 2009 e  299mila 821 euro (FNA) per il 2010; 180mila 869 euro Fondo nazionale per le Politiche sociali- premialità diffusa.
Migliaia di euro bloccati a Bari a causa di un non «corretto espletamento di alcune procedure amministrative (rendicontazione della spesa sociale 31 dicembre 2012; relazione sociale e allegati tecnici 31 dicembre 2012». Ad oggi, così come scrive l’ufficio regionale, la «documentazione probante l’espletamento dei procedimenti non risulta trasmessa ai competenti uffici regionali».
A colmare il deficit amministrativo, dunque adempiere ai compiti imposti dalla regolamentazione vigente, non è servita neanche la formale «diffida» (3278 del 18 settembre 2013) sanzionata dalla Regione nei confronti deiquattro Comuni facenti parte del Piano. «Con formale diffida ad adempiere – scrivono dall’Ufficio della Programmazione Sociale regionale -, dopo aver constatato, in sede di Conferenza di servizi dell’8 luglio, lasituazione di paralisi del sistema locale di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari programmati nel Piano sociale di Zona a causa della situazione di grave deficitarietà economico-finanziaria in cui versa il Comune di San Marco in Lamische ha danneggiato gravemente anche gli altri Comuni dell’Ambito a causa di una distrazione di fatto dei fondi vincolati già assegnati e trasferiti dalla Regione e la mancata attivazione dei servizi programmati e la grave insufficienza dimostrata dall’Ufficio di Piano rispetto agli obiettivi di trasparenza, correttezza e buon andamento della amministrazione, cui ha inevitabilmente concorso una inadeguata dotazione di personale dell’Ufficio di Piano per numero e per competenze specialistiche, si era provveduto a richiedere atti amministrativi».
Nella stessa data della «diffida» (18 settembre), la Regione ha provveduto «ad inoltrare formale segnalazionealla Corte dei Conti della grave situazione deficitaria e delle presunte irregolarità compiute dal Comune capofila, San Marco in Lamis, nella gestione dei fondi sociali vincolati assegnati all’Ambito». L’Ufficio regionale conclude con una comunicazione lapidaria: «in assenza di adeguate garanzie sul ripristino in tempi brevissimi del Fondo Unico di Ambito per l’attuazione del Piano Sociale di Zona, con fondi già erogati e distratti dai vincoli di destinazione e in assenza di adeguate garanzie sul rispetto dei vincoli per i nuovi fondi da erogare, resta sospeso il trasferimento delle risorse fin tanto che la documentazione non verrà formalmente trasmessa e fino a quando il Servizio Ragioneria del Comune Capofila (San Marco in Lamis) non avrà illustrato dettagliatamente gli adempimenti per il ripristino immediato del Fondo Unico di Ambito».
Sarebbe proprio «l’inerzia amministrativa» del municipio di San Marco in Lamis, quella messe nero su bianco dalla Regione ed inviata anche alla magistratura contabile, che starebbe spingendo gli altri tre Comuni del Piano (San Giovanni, San Nicandro e Rignano) ad abbandonare l’Ambito territoriale capeggiato da San Marco. Decisione che potrebbe cambiare qualora San Marco in Lamis non fosse più il “capofila”. In soldoni: San Marco in Lamis deve mollare la cassa del Piano Sociale.
Avvicendamento di “cassa” che, stando alle insistenti voci, dovrebbe esserci in favore del Comune della città di san Pio. L’unico dell’Ambito, unitamente a Rignano, ad avere i conti pubblici in ordine (per San Nicandro è stato decretato il dissesto finanziario; San Marco in Lamis, Comune strutturalmente deficitario).
Trasferimento di “cassa” che, a quanto pare, sarebbe mal digerito dall’ex sindaco dell’Udc Angelo Cera. Quest’ultimo, forte dell’influenza che ha nei tre Comuni in virtù della carica che riveste a livello provinciale (segretario) e della presenza di alcuni consiglieri comunali marchiati Udc nei tre Comuni, starebbe cercando di scongiurare l’ipotesi di un cambio del Comune Capofila. Un modo, quello di tentare di conservare lo stato dei luoghi, per scongiurare una totale sconfitta politica ed amministrativa dell’Amministrazione comunale sanmarchese targata Cera.
La particolare situazione dell’Ambito territoriale di San Marco in Lamis sarà discussa, secondo indiscrezioni dell’ultima ora, in un incontro che si terrà lunedì (21 ottobre) a Palazzo San Franceasco (Comune di San Giovanni Rotondo) alla presenza dei rappresentanti dei quattro Comuni appartenenti al Piano sociale di Zona.

14 ottobre 2013

San Marco in Lamis, (probabili) Amministrative 2014: il Movimento 5 Stelle cerca candidati

La prossima primavera 2014 i cittadini saranno chiamati prematuramente al voto per le Amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di San Marco in Lamis, in quanto il Sindaco romano Angelo Cera è decaduto, lui comunque non mollerà da buon Democristiano, per fare sempre tutte e due gli incarichi. A tal proposito, si cercano candidati per fine riempimento della lista del Movimento 5 Stelle di San Marco in Lamis.
Il suddetto appello è rivolto ai cittadini che abbiano i seguenti requisiti in via prioritaria, come stabilito dal MEETUP DEL GARGANO:
  1. Possibilmente giovani dai 18 ai 35/40 anni, sopratutto di sesso femminile
  2. Giovani universitari fuori sede con residenza a San Marco in Lamis
Che si trovino nelle condizioni di non essere stati mai candidati e che abbiano voglia di impegnarsi e dare un contributo di idee per il proprio paese. Possono candidarsi anche persone che hanno fatto attivismo tutelando i diritti civili e sociali con associazioni o comitati e che rientrano nelle prerogative del programma e progetto del M5S.
Tutte le candidature devono pervenire via mail al seguente indirizzo: louis171072@yahoo.it
Possono altresì inviare richiesta di candidatura anche chi non rientra nei requisiti sopra enunciati, ma che rientri comunque nei principi di integrità etica e civile per l'incarico a cui aspirano, previa valutazione.
Sono ammessi altresì suggerimenti di candidature non per se ma per persone o conoscenti, restano fermi i requisiti di cui sopra, i principi, l'etica e l'azione del programma del M5S. Tutti quelli che avranno spedito richiesta di candidatura, saranno successivamente chiamati per un incontro. Non saranno prese in considerazione candidature stile SALTI DELLA QUAGLIA, di persone con precedenti incarichi amministrativi e politici e persone che hanno interessi con l'ente comune.
INVIARE CANDIDATURA AL SEGUENTE INDIRIZZO louis171072@yahoo.it cell. 3280452538 LUIGI LA RICCIA

11 ottobre 2013

Rischio chiusure delle sede Inps a Cerignola è Lucera dopo la soppressione del tribunali un altro duro colpo.


Per la soppressione delle sede Inps, nell' àmbito di un progetto di razionalizzazione delle sedi periferiche dell'Istituto nazionale della previdenza, il rischio è concreto.
D'altronde le avvisaglie erano emerse già a novembre dell' anno scorso, quando le proteste dei dipendenti per questioni legate alla paventata riduzione dei premi di produttività allungavano l'ombra della eliminazione a tutti quei centri dove i costi di gestione lievitando facevano propendere per una razionalizzazione drastica di tutte le dedi più piccole dell'Istituto. E cosi la scure, a distanza di mesi e dopo il vero del progetto, pare proprio che stia per abbattersi su Luucra, come su altre dislocate in provincia. A Cerignola,altre sede in pericolo, la protesta è già lievitata. Il consiglio comunale ha fatto voti perchè dopo l'eliminazione della sede distaccata del Tribunale di Foggia, quella dell'Inps non diventi la seconda istituzione pubblica da sopprimere. Come a dire che il massimo organo della città di Giuseppe Di Vittorio ha preso scienza e coscienza della situazione, mettendosi a capo della protesta cittadina. Avverrà la stessa cosa a Lucera-il consiglio comunale di palazzo Mozzagrugno riuscirà nel caso a fermare lo tsunami-In cittò l'Inps sbarca negli anni'90 del secolo scorso quando la politica riusciva a ottenere risultati sul territorio, impregnandolo di istituzioni pubbliche che arricchivano. A Lucera, per la verità, con una popolazione di riferimento over 65 su cui gravitavano peraltro i pensionati delle comunità del Preappennino,l'istituzione della sede della cosiddetta ''Previdenza sociale'' ora SuperInps (dopo l'incameramento dell' Inpdap) venne salutata con molta favore.
Una prestazione previdenziale ovvero assistenziale che scetticismo ormai campeggiasse in città dopo la scoppressione dello storico tribunale e foriero di altre soppressioni era nei fatti. Ma che il rischio si concretizzasse a stretto giro non era nei fatti. Anche se i fatti chiedono ormai azioni concrete.

Pd, congresso provinciale: Lombardi vs Piemontese

Congresso provinciale Pd, una cosa è certa: il futuro segretario sarà renziano! Renziani contro renziani. Il risultato è scontato. Vince un renziano. Due i nomi per la federazione democratica della Capitanata: Michelangelo Lombardi (seguace del sindaco di Firenze da tempi non sospetti), già sindaco di San Marco in Lamis dunque espressione del Gargano; l’altro, è Raffaele Piemontese, foggiano e presidente del Consiglio comunale del capoluogo dauno. Renziano dell’ultima ora ma molto vicino all’establishment democratico tradizionale ovvero quello che fa riferimento a Manfredonia, al duo Paolo Campo-Michele Bordo. Una sorta di scontro tra territori, oltre che tra fazioni o correnti politiche.
Il congresso provinciale dovrebbe tenersi il 7 novembre, ad un mese esatto dall’elezione del segretario democratico nazionale (8 dicembre, ndc). I blocchi sono due. Uno sarà impersonificato dall’avvocato sanmarchese, intorno al quale si sono schierati la maggior parte dei consiglieri regionali. Compresa l’assessore alla Sanità e al Welfare Elena Gentile che ha dichiarato il suo gradimento, a livello nazionale, per Pippo Civati. Sostegno, quello della Gentile a Lombardi, che ha provocato l’effetto trascinamento di altri big del Pd foggiano. Un esempio su tutti: il presidente della terza Commissione Sanità alla Regione Puglia, Dino Marino. La cordata politica messa su per sostenere la candidatura di Lombardi alla segreteria provinciale è anche dettata dall’ormai insanabile rottura del triangolo provinciale Manfredonia (Campo-Bordo) – Cerignola (Gentile) – San Severo (Marino). Strumento che ha funzionato per diversi anni ma che oggi vede Manfredonia anteposto al duo Cerignola-San Severo. In altri termini Campo e Bordo contro Gentile e Marino.
Nella battaglia che andrà in scena il 7 novembre (data da confermare) un ruolo importante sarà svolto dalla città di Foggia. Quest’ultima tagliata fuori dalla cabina di comando del Pd da troppo tempo a vantaggio della dirigenza sipontina, con la sola eccezione rappresentata con la elezione al Parlamento della Repubblica di Colomba Mongiello (alleata di ferro del parlamentare Bordo). Due i motivi possibili che avrebbero indotto l’attuale segretario provinciale Paolo Campo a virare sulla scelta di Piemontese: incassare il consenso dei tesserati foggiani (che agirebbero con la logica dell’appartenenza territoriale)  e dare forza e visibilità al Pd in vista del rinnovo del Consiglio comunale in programma nella prossima primavera. Scelta di Piemontese, a quanto pare, gradita anche al primo cittadino di Foggia, Gianni Mongelli, che avrebbe la strada spianata per una riconfermata candidatura alla poltrona di sindaco. Piemontese era, o forse lo è ancora, uno dei possibili successori di Mongelli. E poco importa se l’attuale dirigenza dalemiana provinciale a livello nazionale appoggerà Gianni Cuperlo.
A livello provinciale c’è il ballo la leadership.
Resta da sciogliere il nodo San Giovanni Rotondo, sezione che può “spendere” un buon numero di tesserati. Nella città di san Pio la partita è doppia, ci sarà anche l’elezione del nuovo segretario cittadino. Esclusa una riconferma di Salvatore Mangiacotti, l’intenzione sarebbe quella di andare ad un congresso unitario anche se, ad oggi, non c’è ancora un nome sul tavolo che metta d’accordo le varie e variegate anime che compongono il partito sangiovannese. In merito alla segreteria provinciale diversi segnali, nonché la consolidata amicizia tra Mangiacotti e Campo, indicherebbero un sostegno per Piemontese. Anche se una parte del partito sangiovannese avrebbe già espresso la propria intenzione di andare con l’ex sindaco della vicina San Marco in Lamis. Per l’appuntamento dell’8 dicembre, congresso nazionale, è chiara da tempo la vicinanza dell’attuale segretario sezionale, Mangiacotti, con l’europarlamentare Gianni Pittella.
michelegemma.com

10 ottobre 2013

Totò Riina: «la Juve è una bomba»

Ieri, 9 ottobre, un articolo pubblicato sul giornale online “liberoquotidiano.it” iniziava così: «La Juve è una bomba. Lo dice Totò Riina, capo dei capi della mafia corleonese, al figlio che gli fa visita al carcere di Opera». Frase che, stando a quanto riportato dal quotidiano online, avrebbe «messo in allarme i magistrati della Procura di Caltanissetta».  
Preoccupazione dei giudici non dettata da una fede calcistica (interisti-milinasti-romanisti-ecc..) diversa da quella di Riina, quindi preoccupati per le prestazioni dei propri beniamini sportivi, bensì dalla possibilità che la frase utilizzata possa equivalere ad un «messaggio in codice col quale il boss, recluso in 41-bis, dà il via a una nuova stagione stragista. La battuta di Riina si incrocia con una lettera anonima arrivata lo scorso 26 marzo al Palazzo di Giustizia di Palermo: il boss latitante Matteo Messina Denaro avrebbe raggiunto un accordo, sostiene la missiva, con “amici romani” per fare fuori i magistrati antimafia».
Altro fatto messo in risalto nell’articolo del giornale online è uno strano «avvicinamento della famiglia Riina alla Sacra Corona Unita pugliese. I pm di Caltanissetta hanno poi riscontrato, con allarme, due movimenti paralleli –continua il pezzo di liberoquotidiano- che avvicinano i Riina alla Puglia. Il boss Totò è stato inserito dal 2003 in progetti di socialità in carcere con condannati provenienti dalle fila della Sacra Corona Unita. Mentre moglie e figlia (Ninetta Bagarella e Maria Concetta) stanno spostando la residenza in provincia di Brindisi. Il timore degli inquirenti è che potrebbe essere in corso una saldatura tra corleonesi e mala pugliese (alla quale lo scorso luglio sono stati sequestrate armi ed esplosivo provenienti dai Balcani) in nome di una nuova stagione stragista».
La cosa che più fa sorridere è che, proprio nell’attuale stagione calcistica, la squadra bianconera non stia sfornando prestazioni tali da definirle “bombe”. Dunque la frase di Riina  «La Juve è una bomba» difficilmente può trovare pertinenza nel mondo del calcio. 
michelegemma.com

Quegli occhi pieni di lacrime nella cripta

Il cuore della visita di papa Francesco in Assisi


Francesco si presenta davanti a Francesco con gli occhi pieni di lacrime. È un Bergoglio del tutto diverso dal Papa sorridente cui siamo abituati, quello che alle 10 e 25 del mattino del 4 ottobre scende nella cripta, dov'è sepolto il santo di cui ha scelto il nome. È grave, concentrato, commosso.

Con i fotografi Elio Ciol e Gian Matteo Crocchioni, sono ad attenderlo accanto alla tomba del patrono d'Italia. Il Papa ha tolto gli occhiali, gli occhi lucidi si notano ancora di più. La vena sulla fronte è più gonfia del solito, lo zucchetto bianco un po' storto. Non c'è il cerimoniere ad accomodarglielo: Francesco ha voluto il massimo di essenzialità per il momento culminante della sua visita ad Assisi, nel giorno del suo onomastico e della morte del santo. Sale i tre gradini per deporre sull'urna due rose gialle e una bianca, i colori del Vaticano, e una scatola di legno con un calice e una patena, il piattino per l'ostia: una sorta di dono personale, da Francesco a Francesco. Si sofferma un attimo davanti al biglietto autografo del santo chiuso nel reliquiario, indirizzato a frate Leone: si indovina un «benedicat», poi una parola illeggibile, poi un «custodiat», «pacem» e ancora «benedicat»; Leone doveva essere molto amato, non a caso è sepolto qui accanto.

Adesso il Papa scende i gradini aiutandosi con la mano destra poggiata sulla gamba, solleva un poco la veste bianca per non inciampare, mostrando le grosse scarpe nere ortopediche, così diverse da quelle del predecessore. Si inginocchia, socchiude gli occhi, prega. Il custode del convento, padre Mauro Gambetti, fa segno ai fotografi di smettere di scattare. Ora si sente solo la Toccata di Frescobaldi, suonata al piccolo organo della cripta da Fabio Framba, l'organista della basilica di sant'Antonio a Padova. Il Papa resta un minuto in silenzio. Poi si scuote, si alza a ricevere i doni, a dare disposizioni per il seguito della visita, e a conversare qualche minuto con i presenti. Parla con cortesia ma con il tono fermo di chi è abituato a comandare e ha dentro una forza profonda, un convincimento assoluto nelle proprie ragioni. Un capo capace di tenerezza, come ha detto fin dal primo giorno, e di commozione, come ha appena dimostrato; ma un capo. Dice che bisogna comprendere la sua emozione: «Non ero mai stato qui, sulla tomba di Francesco. È la prima volta che vengo ad Assisi». Ringrazia i frati per come l'hanno accolto: «Mi avete fatto sentire uno di voi». Poco dopo salirà sulla papamobile e terrà uno straordinario dialogo a distanza con la folla, dando ai fedeli l'impressione di rivolgersi a ognuno di loro: quando incontra un volto che lo colpisce, Bergoglio inarca le sopracciglia, punta il dito a indicare l'interlocutore, sorride come se l'avesse riconosciuto, ha un cenno della mano ogni volta diverso. Ma nella cripta è serio, attento a calibrare i gesti, a misurare le parole: «Essere dolci non significa essere sdolcinati». San Francesco è qui, dice, ma anche altrove: «Vive nel volto dei poveri», nei ragazzi disabili dell'istituto Serafico che ha appena accarezzato uno per uno, nei pellegrini, «nei piccoli» come li chiama il Papa, ricordando che per il santo il contrario di pauper non era dives ma potens ; i veri poveri sono quelli che non hanno potere né voce, come i morti di Lampedusa. Il ministro generale dei conventuali, Marco Tasca, gli fa notare che ci sono anche i capi dei minori e dei cappuccini: «Siamo tutti qui, insieme». «Bravi, dovete rimanere uniti», oltre le vecchie rivalità, dice Bergoglio. A questo punto si avvicinano i confratelli che non l'hanno salutato nella basilica superiore: i tre custodi della tomba.

Frate Battista, frate Ignazio e frate Shaji sono nella cripta dalle 5 del mattino. Nella notte, in modo che il Papa potesse accostarsi alla nuda tomba del santo, hanno portato via tutti i bigliettini, le fotografie, le lettere, tranne una, indirizzata a Silvana, con l'indicazione «da non rimuovere fino al 31 ottobre 2013». Alle 6 e mezza hanno celebrato la messa con gli altri frati, che poi sono saliti ad attendere Bergoglio, con il premier Letta e il legato pontificio Nicora. Il Papa è passato davanti agli affreschi di Giotto, si è soffermato sul sogno di Innocenzo III con Francesco che sostiene la chiesa, ha chiesto notizie della volta crollata per il terremoto del 1998: ricordava le immagini tv viste in Argentina. Poi è sceso nella cripta, a incontrare il santo.
Dopo la preghiera, gli si avvicina il decano del convento, Vladimiro Penev. È qui dal 1938, quando arrivò da Plovdiv, novizio dodicenne. «Davvero lei è bulgaro?» gli chiede Bergoglio. Non può sapere che frate Vladimiro parlava italiano già con Giovanna di Savoia, terziaria francescana e sepolta qui nel cimitero del convento, che gli rispondeva in bulgaro per dimostrare di aver imparato la lingua del marito, re Boris. Il decano ha dipinto per il Papa una copia della croce del Maestro dei crocifissi blu, con la dedica e la data: « Assisi, die IV octubris AD MMXIII». Bergoglio lo prende in mano, nota il colore insolito, simbolo di misticismo, sfiora l'immagine di san Francesco ai piedi della croce, che piange sul sangue di Gesù. Frate Vladimiro vorrebbe raccontargli anche di quando durante la guerra dava la comunione al colonnello Mueller, il tedesco che risparmiò Assisi e andava ogni mattina a messa nella basilica; ma non c'è tempo, e poi la comunione Bergoglio non la dà a nessuno, neppure oggi, non vuole che diventi una passarella per i potenti. È felice però di ricevere la copia della Regola, scritta dal santo, e della lettera di accettazione firmata da Onorio III: segno dell'alleanza tra il francescanesimo e il papato, che otto secoli dopo si è saldata come non mai. Anche frate Battista da Tivoli è qui da quando aveva 12 anni. Ora ne ha 73. Il 4 ottobre 1962 accolse Giovanni XXIII alla vigilia del Concilio, ora stringe la mano al Papa che vuole farne rivivere lo spirito. Frate Shaji, indiano del Kerala, è troppo timido, Bergoglio deve quasi andarlo a cercare. Frate Ignazio da Oristano invece gli si getta tra le braccia, «lei è una benedizione per l'umanità», il Papa lo accoglie e lo bacia sulle guance. I pellegrini sono in attesa sulla piazza. Lui risale nella basilica a ricongiungersi con Maradiaga, O'Malley nel saio da cappuccino e gli altri sei cardinali del suo consiglio. Ci sono anche Bagnasco, Betori, Paglia, i vescovi umbri tra cui il metropolita di Perugia, Gualtiero Bassetti, che ha con il Pontefice un'intesa speciale: è lui durante la messa a ricordare la tragedia di Lampedusa, Francesco si alza ad abbracciarlo (con la presidente dell'Umbria deve esercitare invece la virtù cristiana della pazienza: Katiuscia Marini si impadronisce del microfono e non lo molla, alla fine parlerà più a lungo del Papa). Anche l'omelia è porta a voce bassa, lenta, a tratti quasi dolente, fin dalla citazione di Matteo: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della Terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Non a caso Bergoglio non si unisce al grande pranzo nel refettorio per 410 invitati. Prima di andarsene però vuole salutare le guardie del convento e le cuoche: cos'avete preparato di buono? «Insalata russa, ravioli, arrosto» rispondono le signore piangendo di commozione. «Brave. Ora io vado a mangiare con i poveri alla Caritas» le saluta Francesco. Il primo tratto lo percorre in papamobile. Poi, per ascendere all'eremo, sale su una Panda blu, la folla applaude, lui saluta felice e finalmente sorride.Corriere della Sera Aldo Cazzullo
giornalista Corriere della Sera