30 gennaio 2014

Papa Francesco attacca le banche usuraie: i media lo CENSURANO!

Che le banche pratichino l’usura è un fatto più che mai risaputo tanto quanto le omissioni e le distorsioni offerte dagli organi di informazione. Non accusiamo i giornalisti che per mantenere il posto di lavoro sono obbligati ad adeguarsi ai dictat dei superiori ma per giustizia vogliamo far presente che Papa Francesco ha ben capito qual è la piaga sociale che devasta l’economia. Infatti nel discorso odierno durante l’udienza generale, e lo comprova anche Radio Vaticana, il Papa dice le testuali parole “che le Istituzioni possano intensificare il loro impegno al fianco delle vittime dell’usura, drammatica piaga sociale … e quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, quello non è cristiano! Non è umano! e questa drammatica piaga sociale ferisce la dignità inviolabile della persona umana”.
Il Tg5 delle 13, condotto da Chiara Geronzi (figlia di  Cesare Geronzi, ex presidente di Capitalia e di Mediobanca), e altri organi di informazione, nonché le agenzie di stampa, omettono di citare la parola mutui,  così da modificare il senso del discorso che a quel punto sarebbe diretto solo agli usurai e non alle banche usuraie.


DR
IL BOLLETTINO DEL VATICANO CON IL TESTO REALE
 

28 gennaio 2014

Commedia Teatrale Di Renzi Fiorentino

Venerdi 14 e Sabato 15 Febbraio
  Personagio ed interpreti:
Antonio: Giuseppe Ciugino
Francesca: Carolina Cusenza
Benedetto: Antonio Puzzolante
Zip Zip: Max Mischitelli
Giacomo: Antonio Augello
Dottore: Michele Buenza
Ualina: Grazianna Martino
Pippuccio: Pio Longo
Katiuscia: Raffaela Merlino
Veronic: Annarita Steduto
Xaverio: Michele Lauriola
Michael: Michelangelo Nardella
Collaboratori: Giovanni Ruberto,Roberta Cusenza,Lucia Fiorentino,Lucia Biancofiore,Costanza Ruberto,Michele Di Gioia.
Ingresso ore,20.00  Sipario ore,20.30
Prevendita biglietti:  Electra Fiorentino tel: 0882 411341

9 gennaio 2014

Chi paga il caos della TARES?



"A pochi giorni dalla scadenza della TARES i cittadini italiani non sanno nemmeno quanto devono pagare. L'artefice principale del "caos Tares" è il governo che ha cambiato mille volte idea sulla gestione dell'imposta. La Tares è suddivisa in due voci distinte: la tassa rifiuti di competenza degli enti locali ed il tributo per i servizi indivisibili che va allo Stato. Il decreto "Imu-2" consentiva ai Comuni la possibilità di applicare anche per il 2013 la Tarsu e la Tia utilizzate nel 2012. Facoltà che molti comuni avevano colto con favore per non vessare ulteriormente i cittadini già tartassati oltre misura. Il Governo però ha preteso il pagamento della maggiorazione di competenza statale (0,30 euro a mq) costringendo i Comuni alla predisposizione e l'invio ai contribuenti del modello di pagamento, F24 o bollettino postale. Il costo più alto lo pagano i cittadini. Lo Statuto del Contribuente (art.3) stabilisce che le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore. Quindi molti potrebbero decidere di non pagare semplicemente perchè stanno ricevendo il bollettino con i calcoli dela Tares praticamente a ridosso della scadenza stabilita il prossimo 24 gennaio." Carla Ruocco, M5S Camera

5 gennaio 2014

Tutti gli aumenti del 2014

"Una pioggia di aumenti a cascata nel 2014. Altro che riduzioni. Tasse, tasse e ancora tasse. Si comincia dagli aumenti delle tariffe autostradali. L’incremento medio e’ pari al 3,9% ma con picchi fino all’8%. Nel caso della Torino-Aosta il 15%, della Venezia-Trieste +12,9%. Rincarano i carburanti: la benzina chiude il 2013 a 1,813 euro/litro (+0,2 centesimi), il diesel a 1,744 euro/litro (+0,2 centesimi). Poi c’è la seconda o unica rata dell’Irpef, poi il versamento dell’Ivie e dell’Ivafe, ovvero le imposte sul valore degli immobili e delle attività finanziarie detenute all’estero. Poi la "porno tax" e la cedolare secca. A seguire gli aumenti delle tariffe energetiche con un incremento dello 0,7%. Scade il 15 gennaio invece la possibilità per gli eredi delle persone decedute dopo il 16 febbraio del 2013 di versare il saldo dell’Irpef con la maggiorazione dello 0,40%. Il 30 gennaio infine, e’ l’ultima data utile per i titolari di abbonamento alla radio e alla tv, per versare il canone annuale o della rata trimestrale o semestrale. Sul fronte tariffe, gli aumenti colpiranno i servizi postali, i trasporti locali, i rifiuti e persino caffè, snack e bibite dei distributori automatici. Ci sarà l’ennesimo aumento delle sigarette: accise in crescita dello 0,7%. Capitolo casa: le risorse aggiuntive ai comuni per le detrazioni Tasi in favore delle famiglie numerose e meno abbienti potrebbero essere reperite aumentando l’aliquota massima dell’imposta dal 2,5 al 3,5 per mille per la prima casa e dal 10,6 all’11,6 per la seconda. Una pioggia di aumenti da cui gli italiani non sanno come ripararsi." Carla Ruocco, M5S Camera

2 gennaio 2014

Corte Europea – Abolito il canone RAI

Buone notizie per i contribuenti. Sembra che ormai ci sia ben poco da fare e non ci sia ricorso giudiziario, protesta, iniziativa del governo e quant’altro che tenga:
Il canone RAI non va pagato. A sancire, da ultimo, la non obbligatorietà della tanto vituperata impostasull’abbonamento alla tv di stato, è questa volta
la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la quale, nella sentenza del 30 Dicembre 2013, ha affermato il principio, che non mancherà di far discutere, per cui il canone RAI è

illegittimo in quanto non attiene alla “materia fiscale, nocciolo duro della supremazia del potere pubblico, essendo dominante il carattere pubblico tra il contribuente e il resto della comunità”.
L’Alta Corte si è pronunciata in questo modo, dichiarando inammissibile e manifestamente infondato il ricorso presentato dal Governo Italiano che ha imposto di pagare il canone Rai ad un cittadino, A.D, di Maglie (LE) .

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, ha sostenuto che l’intervento della polizia tributaria
a danno del cittadino, aveva determinato la violazione del diritto a ricevere notizie e informazioni di carattere pubblico.

I giudici dell’ Alta Corte Europea hanno sostenuto che le Autorità Italiane hanno perseguito uno scopo illegittimo, obbligando i cittadini all’abbonamento del canone, compromettendo la libertà di informazione.

Non va dimenticato che il canone RAI è stato imposto alla collettività in base ad una norma approvata ben 70 anni orsono – trattasi del regio decreto legge n° 246 del 1938 che prevede il pagamento della tassa per il semplice possesso di uno o più apparecchi “adatti o adattabili” a ricevere trasmissioni. E’ evidente a tutti che si tratta di una legge approvata in un periodo nel quale non esistevano emittenti radiofoniche private, né esisteva la tele visione, almeno in Italia, e né tantomeno le reti internet o radio private.

A tal proposito, l’Alta Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ribadito l’illegittimità del suo pagamento, stabilendo la prevalenza del fine pubblico perseguito.

1 gennaio 2014

Grillo e Berlusconi: i due fronti della guerra a Napolitano

Un tempo le chiamavano “convergenze parallele” oggi è semplicemente la comunanza di obiettivi tra due soggetti politici diversi che più diversi non si può: Movimento 5 Stelle e Forza Italia. Entrambi, disuniti su tutto, sono compatti nel volere le dimissioni di Napolitano. Certo, i motivi sono praticamente incompatibili. Il partito di Berlusconi vuole la testa di Napolitano perché non è stato sufficientemente dalla parte di Silvio; il Movimento di Grillo vuole la testa di Napolitano proprio perché è stato troppo dalla parte di Silvio o, per meglio dire, del sistema.
Nella fattispecie, Forza Italia rimprovera al Capo dello Stato di non aver concesso la grazia “motu proprio” al suo leader, mentre il M5s gli rimprovera il suo incessante lavoro a favore della “casta”, o per meglio dire dei partiti di Governo. Impegno, questo, che ha avuto le sue più alte espressioni nell’esclusione delle opposizioni dall’incontro per decidere della legge elettorale ma anche nelle tante critiche esplicite ai pentastellati.
Certamente, Grillo è più creativo di Berlusconi. Il leader-comico genovese ha annunciato, per il 31 dicembre alle ore 20.30, un’iniziativa speciale. Mentre Napolitano intratterrà gli italiani alle (prese con il cenone) con il classico discorso di fine anno, Grillo intratterrà gli stessi italiani con un suo discorso di fine anno, ma sul web, in streaming. Una trovata geniale, perché pubblicizza in modo simpatico un’azione politica e toglie visibilità all’avversario: è lecito immaginare che non poche persone spegneranno la televisione e andranno sul sito del leader pentastellato.
Una protesta assai più ordinaria sarà quella di Forza Italia, di certo non abituata alle capriole “cross-mediali”. Il primo partito del centrodestra, semplicemente, ha lanciato un hashtag per boicottare il discorso di Napolitano. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di togliere visibilità al Capo dello Stato e pubblicizzare un’azione politica di protesta. Certo è che il forzista “spegni Giorgio e usa il tricolore” non possiede quel mordente necessario a contrastare l’invettiva, assai più coinvolgente, di Grillo.
D’altronde, in questa battaglia, è proprio il Movimento 5 Stelle a guidare – seppur non intenzionalmente – gli altri soggetti. Si può affermare che i pentastellati siano partiti per primi e che tutti gli altri ora inseguono, giusto per farsi vedere al traguardo. Ricordiamo che, come sottolineato nel blog di Grillo, il M5s presenterà a Gennaio una regolare richiesta di impeachment, alla quale si aggregheranno, probabilmente, Forza Italia e Lega, in quello che sarà una sorta di “coalizione pro-tempore” che porgerà il fianco alle critiche strumentali del Pd.
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