25 maggio 2015

Puglia: fratelli, mogli e figli la carica dei parenti che invade le liste per le regionali

Da Ada Fiore a Cito jr in tutti gli schieramenti si contano 12 casi eccellenti di nepotismo. E a Lecce il candidato condannato per bancarotta cede il posto al padre

 
Tengono famiglia. Tutti o quasi tutti. Non rinunciano a un seggio in quel di via Capruzzi, che mica può essere conquistato da chissà chi. Ma nemmeno vogliono essere additati come quelli attaccati vita natural durante alla poltrona. Perciò passano il testimone a un consanguineo, più o meno prossimo, in grado di perpetuare nel tempo la tradizione del casato. E', o dovrebbe essere, il nuovo che avanza, ma la minestra deve avere pur sempre lo stesso sapore. Perché non è vero che i parenti sono spine nel fianco e basta.

SCHEDA / tutte le liste e i candidati

Tutti i partiti, a parole, reclamavano le candidature di genere: si accontentano dei candidati di stirpe. Che non ha colore politico. Sì, perché da destra a sinistra passando per i grillini, tanto impertinenti quanto, evidentemente, all’antica, si avventurano nel passaggio di testimone a figli, padri, nipoti, cognati, mogli, fratelli.

Sono almeno dodici i competitori col pedigree. Il caso più singolare racconta il passaggio dello scettro dal primogenito al genitore. Spesso e volentieri, per i diretti interessati, accade il contrario.

Ma nel Salento, la dinastia Abaterusso marcia in senso opposto. Nelle file del Pd doveva essere schierato Gabriele Abaterusso, vicesindaco di Patù e segretario provinciale dei riformisti: getta la spugna nel momento in cui incassa anche in appello una condanna per bancarotta (la storia è quella del crac di un calzaturificio, Vereto, a Morciano di Leuca). A quel punto doveva farsi avanti un altro pretendente alla cadrega. Per non perdere l’occasione che non si può rifiutare, compresa l’indennità pari a 8mila euro al mese, la schiatta sceglie di fare scendere in pista papà Ernesto, già parlamentare Pds. Qualcuno prova a protestare, ma il leader dem Michele Emiliano fa spallucce e benedice la successione dinastica.
 
E’ salentina pure Ada Fiore, prima cittadina di Corigliano d’Otranto e moglie di Lorenzo Ria, ex parlamentare prima della Margherita e dopo del Pd, ma che nel 2009 sponsorizza la nomination come presidente della Provincia di Lecce di Antonio Gabellone, Forza Italia. A Taranto si butta nella mischia con una civica del Gladiatore, Giuseppe Cervellera, assessore al Bilancio a Martina Franca e nipote di Alfredo Cervellera, consigliere uscente di Sel, ma adesso nel gruppo Misto. E’ un’altra nipote eccellente Rosa Barone, del M5S: lo zio è Antonio Pepe, notaio e ex presidente dell’amministrazione provinciale di Foggia nonché ex deputato di An.
 
I figli di, sono sei: Gigi Damone, rampollo di Cecchino, consigliere uscente che militava nella fittiana Puglia prima di tutto prima di abbracciare la causa emiliana ; Napoleone Cera, di Angelo, onorevole Udc, in corsa con i Popolari; Francesca Franzoso, dello scomparso Pietro, che a Montecitorio figurava tra gli azzurri; Mario Cito, sempre con Fi, erede di Giancarlo, vulcanico sindaco di Taranto fino a quando le manette non gli strozzano la carriera politica; Davide Bellomo, di Michele, presidente democristiano della Regione dal 1990 al 1992, in gara con Area popolare; Fabrizio Tatarella, di Salvatore, ex europarlamentare di lungo corso, e nipote dell’estroverso Pinuccio, ministro dell’Armonia nel Berlusconi I.
 
Completano il quadro, un fratello e una cognata. Si tratta di Marcello Gemmato, segretario di Fratelli d’Italia che convince il leader Giorgia Meloni a non abbandonare l’oncologo Francesco Schittulli e, soprattutto, a rinnegare una dirigente del
partito, Adriana Poli Bortone, di cui nel frattempo si invagisce politicamente Berlusconi, e prossimo di Ninni, sindaco di Terlizzi; infine c’è Michaela Di Donna, sorella della moglie di Franco Landella, sindaco di Foggia per Forza Italia.
 
Quanti di questa dozzina riusciranno ad accomodarsi all’interno dell’assemblea, non si sa. Potranno beneficiare di aiutini nelle urne, probabilmente. Nel peggiore dei casi, reciteranno il ruolo dei parenti poveri.

Par condicio.

Michaela Di Donna, per chi ancora non lo sapesse, è la cognata del sindaco, Franco Landella;
a Manfredonia Michela Mastroluca candidata al Consiglio comunale è la figlia del presidente dell'Asi, ex deputato ds, Franco Mastroluca. lo possiamo dire?
Possiamo dire che Gigi Damone è figlio del consigliere regionale uscente, Cecchino Damone;
Napoleone Cera è figlio del deputato e sindaco, Angelo Cera,
Fabrizio Tatarella, figlio dell'ex eurodeputato Salvatore Tatarella.
Mattia Azzarone, cognata del parlamentare Lucio Tarquinio
A grande richiesta aggiungo (avendola dimenticata) Rosa Barone, nipote dell'ex presidente Antonio Pepe cognato di un altro candidato Giannicola De Leonardis. (Non vorrei essere nei panni di Pepe)!
E il mito Gerardo Bevilacqua, a Cerignola, possiamo dire che è il padre di una ex consigliera comunale dello Sdi eletta nel 2005.
Possiamo dirlo o no? #‎sischerzaovviamente‬