11 agosto 2015

Discorso Del Cittadino Reginale Pugliese Mario Conca Girono 31/07/2015

Signor Presidente, colleghi consiglieri, assessori, cittadini, Presidente Emiliano, la Puglia intera in questo momento si sta ponendo una domanda. È una domanda che noi rivolgiamo a lei, Presidente. I pugliesi si stanno chiedendo se lei, in considerazione del mandato che ha ricevuto dagli elettori, delle promesse che ha fatto, del programma che ha presentato, sarà in grado di adempiere coerentemente e con tempi certi agli impegni che ha assunto. I tempi della politica non ci aiutano certamente e una pausa di trentadue giorni rimanderà i problemi della gente, che purtroppo vive una drammatica quotidianità. E allora non
perdiamoci in chiacchiere. Il primo problema in Puglia, in ogni possibile classifica, è la povertà. L’incidenza della povertà relativa raggiunge in Puglia il 28,2 per cento. Siamo la penultima regione più povera. Il tasso di disoccupazione è balzato nella nostra regione al 19,2 per cento, con il picco del 41,5 per cento di quella giovanile. La media della povertà nella nostra Puglia è praticamente doppia rispetto a quella nazionale. Siamo ben oltre la soglia di rischio economico, occupazionale e sociale. Occorre fare presto. Lei di questo avrà responsabilità e farà meglio ad occuparsene in fretta. A una coalizione che prende oltre il 40 per cento dei consensi si chiede di governare, quindi vi preghiamo di attivarvi immediatamente. Nel suo programma e nelle premessepromesse fa riferimento al reddito di dignità. Anche il Movimento 5 Stelle, come sa, propone in tutte le sedi un reddito di cittadinanza – o di dignità, che dir si voglia, cambiamogli il nome ma facciamolo – a tutti i cittadini e famiglie con ISEE non superiore ai 3.000 euro che accettino di iscriversi ai centri dell’impiego, che seguano corsi di formazione o aggiornamento e che siano disponibili a svolgere lavori di pubblica utilità, magari dando una mano ai Comuni e superando l’impassedei blocchi delle piante organiche. In questo modo si creerebbe uno strumento più ampio di inclusione sociale, che integri i cantieri e i lavori minimi di cittadinanza, strumenti già previsti dalla precedente Giunta, ma attualmente fermi. Non dimentichiamo un altro strumento, il baratto amministrativo, il baratto delle tasse per chi non riesce a pagarle, lavori di pubblica utilità in cambio di sconti sui tributi locali, ad esempio, dai rifiuti alla casa. Una via per combattere l’evasione e stimolare i cittadini a occuparsi della collettività. Signor Presidente, cerchi di essere da stimolo per gli Enti locali dando l’esempio, così magari si attiverà quel circolo virtuoso che renderà le nostre amministrazioni più vicine ai problemi della gente. I pugliesi hanno chiesto una virata, hanno espresso chiaramente la voglia di cambiare passo e di accelerare. Peccato che la metà di essi ha deciso di astenersi. Perché, allora, non cominciare da un tema fondamentale, un tema che non mancherà di far discutere, un tema che lei personalmente può affrontare, visto che ha mantenuto la delega assessorile? Il tema è la sanità, che ha impegnato l’83 per cento del bilancio 2014, in crescita del 4 per cento rispetto al 2013, quando aveva impegnato il 79 per cento, e verosimilmente, visti i costi esponenziali del pubblico, vedrà un impegno ancora maggiore nel 2015. La sanità: la causa di ogni momento difficile del governo di questa Regione, il muro contro cui si sono schiantate le ambizioni politiche di ogni tecnico. Negli ultimi decenni il focus delle amministrazioni è stato puntato quasi esclusivamente a obiettivi di caratterefinanziario, perdendo completamente di vista la mission principale: la salute dei cittadini, Presidente, non gli interessi delle lobbies o la spartizione delle poltrone. Ci si è concentrati su piani di riordino sanitari, costruendo, ristrutturando e demolendo, in un folle monta e smonta continuo che ha lasciato solo macerie, sia dal punto di vista gestionale che amministrativo e delle risorse umane e professionali, prescindendo dalle esigenze territoriali e dagli studi epidemiologici. La sanità privata spesso lascia al pubblico le cose più rognose e, con il sistema dei rimborsi, prende tutto il succo, la linfa. Poi succede che la “Mater Dei”, ad esempio, non assume personale e lavora a consulenza, magari diversamente dalla “Santa Maria”, che assume la gran parte del personale. Questa è concorrenza sleale, Presidente: sono privati, ma lavorano con soldi pubblici. Dobbiamo intervenire per evitare che si usi il Policlinico per le questioni più rognose. Poi succede che nel pronto soccorso del Policlinico, che ha migliaia di accessi giornalieri, il servizio di pulizia viene effettuato solo dalle 8 alle 14. Quindi, se nel pomeriggio arriva un tossicodipendente che vomita, uno che perde sangue e, magari, ha anche qualche malattia, si deve tamponare con lo Scottex − abbiamo ricevuto segnalazioni, per questo gliele cito – e aspettare il giorno dopo. Se il pronto soccorso ha un’operatività di ventiquattro ore al giorno, la pulizia deve essere assicurata sempre. Noi chiederemo, con un’interrogazione, il contratto di pulizia, perché ci pare strano che tale continuità non sia prevista a livello contrattuale. Ieri abbiamo parlato con il direttore generale dell’ASL di Taranto. Erano le 16.30 e a quell’ora la donna delle pulizie puliva la direzione generale. Questo non può succedere: i cittadini devono essere l’anello più forte e non il più debole della catena. Signor Presidente, credo che tutti i pugliesi abbiano sperimentato almeno una volta l’assurdità e la follia della lunghezza delle liste d’attesa, e io non faccio eccezione. Ho prenotato qualche settimana fa una visita urgente e me l’hanno fissata per agosto 2016. Se è urgente, non è possibile aspettare un anno. Dobbiamo trovare strumenti adeguati. Ci sono stati esempi virtuosi nella BAT, dove ad esempio sono state azzerate le liste d’attesa del reparto radiologico. Si chieda al direttore generale cos’era successo; non so poi per quale motivo l’esperienza è stata stoppata. A quel punto, è lecito il dubbio che si voglia ingolfare il pubblico per agevolare il privato. Se noi abbiamo strutture pubbliche, ab-biamo personale, abbiamo impianti e macchinari – magari ancora coperti dal cellophane – facendo una sorta di terrorismo li dobbiamo far lavorare. Qualcuno ci dovrà spiegare, infatti, come mai in una struttura privata si fanno venti esami al giornoe nel pubblico se ne fanno, magari, solo cinque. Cito numeri a caso, ma sono certo che non vi è la stessa rispondenza. Noi dobbiamo ottimizzare le risorse economiche partendo dalla risorsa più importante, quella umana. Verifichi, in qualità di assessore alla sanità, tutti questi dati, perché il risparmio parte da un’ottimizzazione di risorse umane ed economiche. È facile, quando si chiama un call center, essere rimandati all’ALPI, dove la prestazione è a pagamento. È necessario che il pubblico torni a fare quello che è giusto che faccia, cioè garantire ai cittadini servizi di qualità in tempi ragionevoli, altrimenti non ne usciamo più. Ho ricevuto molti messaggi al riguardo, ma ne cito uno sui diabetici che, fino a qualche tempo fa, avevano il day hospital e adesso li hanno costretti ad avere un day service. Il risultato è che per fare tutti gli esami di routine per malati cronici servono anche tre o quattro mesi e si devono girare diversi nosocomi per poter avere una diagnosi adeguata ai valori che risultano dalle analisi. Lei diceva che la sanità deve accudire il paziente. Il day hospitalvuol dire questo. I diabetici, che spesso sono ipovedenti, non possono guidare e, quanto ai mezzi pubblici, è un tema che affronterò dopo. È importante dare risposte e io le chiedo di prestare particolare attenzione a chi ne ha più bisogno. Non è colpa sua, Presidente. La malapolitica e la mala gestio vengono da lontano. Tanto è vero che sulla Statale 16 non c’è un ospedale, eppure doveva essere il luogo deputato per far arrivare le emergenze in maniera più sicura. L’ospedale della Murgia, a Gravina, da dove provengo, dopo vent’anni nasce vecchio. L’altro giorno è morto un ragazzo di 48 anni perché, in assenza dell’emodinamica, ci si è dovuti spostare verso Acquaviva. È morto in ambulanza. Parlo di un ospedale costato oltre 200 milioni che non ha l’emodinamica. C’è la pista dell’elicottero, ma mancano le autorizzazioni e non vi può atterrare nulla. Adesso forse arriverà la banca del sangue, ma non c’è personale, non ci sono le ambulanze. Il direttore Sansonetti deve fare miracoli basandosi su risorse che sono sempre limitate. È necessario un cambio di strategia, efficientando le strutture e accorpandole quando serve. Il day service– Edotto – è costato molti soldi, ma non funziona. Eppure Edotto è un sistema informatico che doveva aiutare la pubblica amministrazione a risparmiare. Se oggi vado al Policlinico di Bari al pronto soccorso per un mal di testa, stasera vado a Gravina e domani vado a Corato, gli ospedali non sono in rete. Magari può succedere che un paziente abbia un’emorragia interna e tre accessi al pronto soccorso possono far venire al medico il dubbio che sia opportuna una TAC. È importante che Edotto funzioni, perché comunque comporta un costo per l’ente Regione, dal momento che tutti gli anni qualcuno dovrà aggiornarlo e manutenerlo. La digitalizzazione dei referti è importante perché fa risparmiare; attraverso una chiavetta, come avviene in America, si potrebbero addirittura fare diagnosia distanza. Se qui è notte, un medico dell’India potrebbe farlo a basso costo. Per quanto riguarda le liste d’attesa, non ho capito perché in Trentino-Alto Adige, ad esempio, si possano fare visite specialistiche anche alle 22. Non è normale che una persona debba prendersi una giornata di ferie, dopo magari aver aspettato dieci mesi per la prenotazione, quando la visitapotrebbe svolgersi anche di sera. C’è il personale, c’è la struttura, quindi ci si organizzi; sipaghi lo straordinario – gli operatori lo accetterebbero volentieri – e con il ticketche comunque paghiamo si compenserà questa spesa. C’è tanto da dire. Per quanto riguarda l’ambiente, lei sa bene quante problematiche investano questo tema. Penso al consumo di suolo, al corretto uso delle risorse idriche, che oggi dovrebbe passare da ARIF, dai Consorzi di bonifica. Ho scoperto, peraltro, l’esistenza di un altro ente di irrigazione, ministeriale...

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